Gattina uccisa a calci a Multedo, la rabbia dei residenti: «Giustizia per Isotta»

La gatta, scrive la donna che si occupava di lei, era diventata una mascotte degli abitanti della zona: qualcuno l’ha picchiata a morte

La piazzetta in cui Isotta viveva

Era diventata una sorta di mascotte per il quartiere di Multedo, una gattina nera ribattezzata Isotta che viveva in strada e che la sera del 28 ottobre è stata picchiata a morte, presa a calci senza pietà, forse per accanimento, forse per divertimento.

La denuncia arriva dalla “mamma” di Isotta, una donna che la accudiva portandole il cibo e che l’ha soccorsa dopo averla trovata in fin di vita. La gattina viveva nello spiazzo alberato che a Multedo tutti chiamano “piazzetta”, incastonato fra i palazzi di via Rostan, di fronte alla scuola elementare Vittorio Alfieri. Un angolo pittoresco, dove una volta c'erano gli antichi trogoli per lavare i panni e dove i bambini, quando il coronavirus ancora non era arrivato a sconvolgere le esistenze di tutti, giocavano e facevano risuonare risate e schiamazzi. E proprio la poesia di quella piazzetta, dove la gatta viveva di fatto benvoluta e coccolata da tutti, ha reso quanto accaduto ancora più desolante agli occhi dei residenti.

La “mamma” di Isotta ha deciso di appendere un cartello in piazzetta per denunciare quanto accaduto: «Il 28 ottobre un essere inqualificabile massacrava la piccola Isotta, deceduta dopo terribile agonia. Aveva la sola colpa di esistere: lo squallido essere sarà orgoglioso del suo gesto criminale».

isotta

Il cartello, notato da diversi residenti, è stato condiviso anche sui social scatenando l’indignazione. E tra chi ha chiesto di prendere provvedimenti c’è anche Jacopo Saliani, il giovane dj che durante la quarantena ha tenuto compagnia al quartiere con i suoi “dj set” dal terrazzo: «Vorrei ricordare all’autore del gesto che l’Art. 544-bis del codice penale recita: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 4 mesi a 2 anni” Essere ignobile, devi vergognarti - ha scritto Saliani - Chissà se con l’aiuto di qualche telecamera o possibili testimoni non ti si riesca ad individuare».

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