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Ponte Morandi: si allunga l'attesa per il rientro degli sfollati e la demolizione

Sarà necessario oltre un mese di monitoraggi prima che gli sfollati di via Porro e via Fillak possano fare rientro nelle loro case a recuperare parte dei loro averi. Prosegue l'inchiesta con al vaglio un'ipotesi di depistaggio

Questa mattina i comitati degli sfollati di ponte Morandi ha incontrato i parlamentari delle commissioni Trasporti e Ambiente. Il Comune chiederà ad Autostrade ulteriori rimborsi per coloro che hanno dovuto lasciare le loro case. Intanto la speranza di poter rientrare presto a recuperare i propri beni pare sfumare visto che la stima parla di una trentina di giorni di attesa, utili per monitorare i monconi con i sensori, arrivati di recente.

Inoltre gli sfollati di via Porro stanno cercando di ottenere la possibilità che più persone, e non solo una, rientrino nei singoli appartamenti, quando sarà il momento, in modo da poter portare via più oggetti e in minor tempo. Per quanto riguarda i tempi della demolizione, questi dipendono da quando la procura darà il via libera al dissequestro di quanto resta del viadotto. Difficile se ne parli prima di dicembre.

Indagini su crollo ponte Morandi

Sempre per quanto riguarda l'inchiesta, la Guardia di finanza sta analizzando il materiale informatico sequestrato nelle ultime ore per tentare di capire se ci sia stato un tentativo di depistaggio. Nel frattempo due dirigenti del Cesi, Chiara Murano e Domenico Andreis, non indagati, sono stati sospesi.

Nella notte dopo il crollo, la responsabile Marketing inviò al funzionario di Aspi Enrico Valeri uno studio del 2015 sullo stato del Morandi, accompagnato da alcune sue considerazioni, fra le quali l'ipotesi che il crollo dipendesse dal profetto originario. Gli inquirenti intendono chiarire se la donna mandò quel commento di sua spontanea volontà oppure le fu suggerito da qualcuno.

Viabilità

La situazione sulle strade del ponente e della val Polcevera resta molto difficile. Ma questa mattina è stata inaugurata la nuova strada a mare per i mezzi pesanti all'interno delle aree ex Ilva, ribattezzata dal sindaco Bucci via della Superba. La nuova arteria diventerà davvero efficace fra un mese, quando i tir con un carico superiore alle 7,5 tonnellate potranno tornare a transitare sul viadotto che collega casello autostradale all'aeroporto, al momento interdetto per manutenzioni urgenti.

Il presidente della Regione e commissario per l'emergenza, Giovanni Toti, ha detto che la strada resterà anche con il nuovo ponte, auspicando tempi brevi per il 'Decreto Genova' con misure urgenti per la città. Nei prossimi giorni arriverà anche il nome del commissario. Al momento i nomi più gettonati sono tre: Iolanda Romano (già commissario per il Terzo valico), Titti Postiglione (esperta di Protezione civile) ed Edoardo Rixi (di recente nominato vice ministro).

Salone Nautico

A mettere ulteriormente alla prova il traffico genovese ci penserà, da giovedì 20 settembre, il Salone Nautico. All'inaugurazione, prevista alle 10.30, è atteso il ministro Toninelli, a cui il comitato degli sfollati di via Porro chiederà un incontro. Non sono in programma proteste di piazza, ma c'è la necessità di ricevere risposte concrete.

Codacons: cittadini rischiano di attendere decenni per riavere il ponte

«Se si vuole ricostruire in fretta e bene il ponte di Genova - scrive il Codacons in una nota -, l'unica possibilità è procedere al commissariamento della tratta autostradale teatro della tragedia».

«Il ministro Di Maio afferma di voler escludere Autostrade dalle operazioni di ricostruzione del ponte, ma l'unica via possibile per fare questo è commissariare la tratta autostradale in questione, al pari di quando avvenuto in passato con il Mose o l'Expo - spiega il presidente Carlo Rienzi -. L'attivazione di tale procedura è prevista dall'articolo 32 Dl 90/2014, e consente di provvedere direttamente alla straordinaria e temporanea gestione dell'impresa limitatamente alla completa esecuzione della concessione. Nel caso specifico, si tratterebbe della sola tratta interessata, e consentirebbe a Governo ed enti locali di procedere alla ricostruzione del Ponte Morandi superando i vincoli imposti dal codice degli appalti e dalle norme europee. In caso contrario, il rischio più che concreto è che i cittadini, per riavere il ponte di Genova, dovranno attendere decenni», conclude Rienzi.

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