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Museo della Città nella Loggia di piazza Banchi, un progetto che attira le critiche

Critiche da Italia Nostra e da Alessandro Terrile del Pd: motivo del contendere la scelta di creare un soppalco a più piani all'interno della struttura, snaturandone la filosofia architettonica

Il progetto del Comune di Genova di insediare il Museo della Città nella cinquecentesca Loggia dei Mercanti, in piazza Banchi, non piace a Italia Nostra, associazione che si occupa dal 1955 di tutelare i beni storici, artistici, architettonici e ambientali dell'Italia. Il progetto aveva ricevuto, nelle scorse settimane, anche le critiche di Alessandro Terrile, consigliere comunale del Partito Democratico, che ha presentato un'interrogazione alla Giunta Bucci. Motivo del contendere la scelta di creare un soppalco a più piani all'interno della struttura, snaturando la filosofia architettonica della Loggia.

Il presidente della sezione genovese dell'associazione Ermete Bogetti spiega: «Il Comune di Genova vorrebbe realizzare internamente alla Loggia una struttura di quattro piani, che ne snaturerebbe completamente la qualità architettonica e spaziale. Ne resterebbe irrimediabilmente pregiudicato il carattere storico identificativo di spazio voltato manierista genovese, esaltato all’esterno da un monumentale tetto in ardesia a quattro falde molto pendenti con la trave di colmo conformemente rialzata. Verrebbe in tal modo svilito uno degli edifici più rappresentativi della città, realizzato tra il 1590 e il 1595 da Andrea Ceresola, detto il Vannone, autore anche della parte cinquecentesca di Palazzo Ducale».

«La Loggia di Banchi - prosegue Bogetti - era stata voluta, progettata e realizzata in funzione di una riqualificazione monumentale della scena urbana nel suo cuore più antico. La coerenza dell’invenzione spaziale nasce dallo stretto rapporto della Loggia con la piazza e le vie che vi si innestano, quasi in ideale continuità con le antiche logge aperte ai crocevia della città medioevale, secondo l’interpretazione cinquecentesca delle particolari caratteristiche urbane di Genova. La Loggia viene così a rappresentare, secondo una bella immagine di E. Poleggi, “un incavato palcoscenico, appena sospeso sulla quota delle strade che lo circondano. Nel 1839 la Loggia, ci dice F. Alzieri, “fu sgombera de bugigattoli che ad uso di botteghini l’assiepavano” e “protetta d’invetriate che fingono l’aperto per ciascun lato”. L’utilizzo museale della Loggia non può assolutamente giustificare l’annullamento della conquista di quasi due secoli fa. La prevista struttura a quattro piani riempirebbe interamente uno spazio che la storia ci ha consegnato in termini di vuoto architettonico in espansione».

«Italia Nostra - conclude il presidente di Italia Nostra - ricorda che, secondo il Codice dei beni culturali, è reato destinare gli edifici monumentali ad usi incompatibili con il loro carattere storico od artistico. Se il Museo della Città necessita di superfici maggiori di quelle offerte dalla Loggia, deve trovare una diversa collocazione. La Loggia, d’altro canto, deve restare uno spazio pubblico aperto, fruibile nella sua integrità, che ben può ospitare mostre, concerti e tanti altri eventi di stampo culturale».

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