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Crollo del Morandi, l'incidente probatorio tra tensione e commozione. I parenti: «Non un punto di arrivo, ma di partenza»

Egle Possetti: «Siamo partiti, e questo è molto importante dopo mesi di attesa. Vedremo come evolverà». Il padre di Giovanni Battiloro: «Ho rifiutato il maxi risarcimento, la morte di un figlio non si compra»

«Mi fermo a Genova per due o tre giorni , e vediamo come va avanti. È lunga, perché questo non è un punto di arrivo, ma di partenza, per abbiamo iniziato ed è molto importante».

Egle Possetti, da 30 mesi volto e voce dei parenti delle vittime del crollo del ponte Morandi, alle 18 di lunedì sera sta camminando verso il parcheggio. Sta andando a prendere la macchina dopo una giornata trascorsa in tribunale per quella che è una tappa fondamentale della ricerca di giustizia e verità sulla tragedia del 14 agosto 2018: l’incidente probatorio, con l’esame della monumentale perizia che analizza le cause del crollo.

«È iniziata l’esposizione dei periti, nei prossimi giorni dovranno incrementare la documentazione perché manca un’integrazione, poi forse poi ci sarà un arresto per l’esame delle varie parti», conferma Possetti, che dopo anni trascorsi immersa nella documentazione ha ormai raggiunto un livello quasi pari ai tecnici in termini di conoscenza e competenza sui tragici fatti del 14 agosto 2018.

Possetti, portavoce del Comitato Parenti delle Vittime del ponte Morandi, oggi non poteva mancare, e con lei gli altri volti della battaglia: Emmanuel Diaz, il fratello di Henry Diaz, morto mentre tornava dalla Lombardia con Angela Zerilli per accompagnarla a Uscio; e poi Roberto Battiloro, arrivato da Napoli per «urlare la verità» sulla morte del figlio Giovanni, 29 anni, ucciso dal crollo insieme con gli amici Matteo Bertonati, Antonio Stanzione e Gerardo Esposito mentre cercavano di raggiungere Nizza per una vacanza.

Proprio di Battiloro sono state le parole cadute come pietre nella prima giornata di udienza: «L’anima di un figlio non si compra - ha detto - ho rifiutato il maxi risarcimento che mi hanno offerto, avremmo potuto accettare un rimborso e aspettare che il penale facesse il suo corso, e invece abbiamo voluto dare voce a una perizia ed essere in aula per urlare la nostra verità»

Possetti, raggiunta a fine giornata, è stanca, frastornata, ma soddisfatta: «È iniziato l’incidente probatorio ed è molto importante, dopo tanti mesi di attesa - spiega - vediamo e cerchiamo di capire cosa succederà, sperando che le tempistiche non si allunghino troppo». I parenti hanno fatto squadra anche oggi, traendo forza l’uno dall’altro: «Siamo un gruppetto, e ci diamo sostegno - conferma Possetti - è stata una giornata pesante, c’è stata tanta confusione, non c’era molta diligenza, il giudice ha dovuto richiamare spesso le persone, ma siamo anche molti, e sicuramente la tensione incide».

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