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Il dolore della mamma di Ale, ucciso da un tir a Sestri Ponente: «Il risarcimento in beneficenza»

Nel giorno della prima udienza del processo per l'incidente in cui ha perso la vita il 18enne travolto da un tir in via Borzoli, Franca Bolognini invoca giustizia: «Non deve succedere mai più»

«Sono qui oggi perché quello che è successo a mio figlio non succeda mai più»: a parlare, nel giorno della prima udienza del processo per la morte di Alessandro Fontana, il 18enne che ha perso la vita nel dicembre del 2014 travolto all’incrocio tra via Giotto e via Borzoli da uno dei tanti camion che lo attraversano quotidianamente, è la mamma, Franca Bolognini, che a distanza di poco più di un anno dalla tragedia che ha colpito lei, il marito e il figlio più grande, è arrivata in tribunale per chiedere giustizia.

«Si sono dette tante cose sul mio Ale: che stesse ascoltando la musica, che stesse usando il cellulare e per questo non ha sentito il camion - ha spiegato la donna a Genova Today - La verità è che le cuffie erano a casa, e il telefonino è stato ritrovato in mille pezzi nella tasca dello zaino. Quell’incrocio è trafficassimo, e troppo pericoloso, e bisogna prendere provvedimenti: ogni giorno da lì passano decine di persone, per non parlare degli studenti delle scuole che ci sono nelle vicinanze. Oggi sono qui perché voglio che sul mio Ale vengano dette le cose giuste, esattamente come lui avrebbe voluto».

Un dolore vivo come il primo giorno, quello di Franca, che nella borsa porta sempre la foto del figlio tanto amato non soltanto da lei, ma da un’intera comunità. Ed è proprio alla comunità che verrà destinato il risarcimento stabilito dal tribunale, perché il ricordo di Alessandro non sbiadisca: «Ci siamo costituiti parte civile tutti: io, mio marito, l’altro mio figlio e i nonni. Ho deciso che la parte di soldi destinata a me, che credo sarà intorno ai 250mila euro, verrà interamente utilizzata per opere in memoria di Alessandro. Innanzitutto con una borsa di studio alla facoltà di Medicina, la stessa cui lui si sarebbe iscritto, che ogni anno consentirà a un ragazzo di portare a termine gli studi, e questo per sempre».

Un pensiero anche per gli scout, che per Alessandro erano «una seconda famiglia: me li trovavo sempre in casa a dormire - dice la mamma del ragazzo con uno sorriso triste - e oggi non hanno ancora una sede in cui riunirsi, il nostro scopo è quello di trovargliela. Infine, sono in contatto con altre mamme che hanno perso i figli per donare fondi ad associazioni che si occupano di persone disabili: mio figlio aveva visitato il piccolo Cottolengo ed era rimasto molto colpito, e io so che se fosse sopravvissuto i danni sarebbero stati comunque irreversibili».

A oggi il processo vede imputata una sola persona, l’uomo che quel 2 dicembre era alla guida del mezzo pesante che ha travolto Alessandro, i cui difensori hanno deciso a loro volta di chiamare in causa anche la compagnia assicuratrice e l’azienda proprietaria del camion: «Il processo è stato rinviato al 15 marzo - spiega l’avvocato della famiglia Fontana, Salvatore Asole - Stiamo lavorando insieme con l’avvocato della difesa, cui devo dare credito di tutta la disponibilità, che sta mediando con la compagnia assicuratrice affinché la famiglia abbia un anticipo provvisionale spontaneo, che noi accetteremo come acconto».

Nessun dubbio su come siano andate le cose, ricostruite in una perizia di parte già messa agli atti: quel giorno, all’incrocio tra via Borzoli e via Giotto, Alessandro non stava attraversando la strada come inizialmente sostenuto (lo dimostrerebbe il fatto che 20 minuti prima Alessandro era in un negozio di via Sestri, come attesta anche lo scontrino trovato nel suo zaino) e non è stato colpito dalla motrice dell’autoarticolato, ma dalla ralla (lo snodo che collega il rimorchio), come dimostra l’impronta dela ruota trovata sul suo corpo. 

«Non c’è alcuna responsabilità attribuibile al ragazzo, non accetteremo alcun concorso di colpa», è la conclusione dell’avvocato Soave, mentre mamma Franca, che nonostante le lacrime e il dolore non cede, ribadisce che «non doveva succedere la prima volta, e di certo quello che è successo ad Alessandro non deve succedere mai più».

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