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Bassetti: «Per arrivare all’immunità di gregge entro l’autunno serve un piano 'B'»

Secondo l'infettivologo del San Martino è evidente che a quasi 20 giorni dal vaccine day, «il piano A di 400mila vaccini al giorno» è fallito

Forti critiche da parte di Matteo Bassetti alla strategia adottata finora dal governo per la campagna vaccinale contro il coronavirus. Nonostante l’Italia sia il secondo Paese Ue con più vaccinati in rapporto alla popolazione, l’infettivologo del San Martino di Genova è convinto che a questo ritmo di vaccinazioni non riusciremo ad arrivare all’immunità di gregge entro l’autunno come pronosticato dal commissario all’emergenza Domenica Arcuri.

«Dobbiamo iniziare a pensare a un piano B perché il piano A è già fallito - ha detto Bassetti in collegamento con Myrta Merlino a 'L’aria che tira', su La7 -. Per avere il 70% degli italiani vaccinati per l'autunno, bisogna avere 400mila dosi somministrate al giorno e bisognerebbe far partire questo piano tra sette giorni».

Secondo Bassetti è pero evidente che a quasi 20 giorni dal vaccine day, «il piano A di 400mila vaccini al giorno» è fallito perché «non li riusciamo a fare e credo che non ci riusciremo neanche più avanti». Per questo dovremmo pensare ad un piano B che è quello di «mettere in sicurezza le persone più fragili che sono gli anziani e le persone con comorbilità».

Bassetti: «Il piano A sui vaccini è già fallito»

Il problema non è solo la scarsità delle dosi. Bassetti è convinto che anche quando i vaccini ci saranno l’Italia non riuscirà a cambiare marcia. «È sbagliata la strategia. Noi abbiamo voluto mettere ulteriore burocrazia. Centralizzare gli acquisti delle siringhe, l’assuncione dei medici e degli infermieri non aiuta. Avremmo dovuto basarci su cià che avevamo: le farmacie, le caserme, i laboratori privati, i medici di medicina generale, i pediatri, i dentisti. Perché non abbiamo detto: 'facciamolo fare a loro?'. L'obiettivo deve essere quello di vaccinare più persone possibili. Il mezzo più semplice per arrivarci era utilizzare quello che che già avevamo. Nel piccolo paese di montagna non puoi pensare di arrivarci con una struttura centralizzata - ha aggiunto l’intettivologo del San Martino -, ci arrivi con la farmacia, con i medici di medicina generale».

«La terza ondata tra febbraio e marzo»

Secondo Bassetti, inoltre, «prima di parlare della terza ondata bisogna uscire dalla seconda. Noi siamo in piena seconda ondata. Ci sarà probabilmente la terza ondata tra febbraio e marzo, ma usciamo prima da questa». E ancora: «dal punto di vista epidemiologico non possiamo esimerci dalla differenziazione regionale per colore: in ambito medico siamo passati dalle linee guida internazionali a quelle locali, basate sulle situazioni locali. Lo stesso approccio, rigoroso e scientifico, è utile. Durante il Natale abbiamo modificato l'approccio dei colori creando confusione, torniamo al sistema dei colori. Sento dire 'torniamo tutto arancio', attenzione: facciamolo tenendo conto dei parametri e delle diversità in ogni territorio».

Per quanto riguarda, infine, l'utilizzo del lockdown, Bassetti ha concluso: «non credo in questo momento serva, all'epoca non avevamo informazioni per fare diversamente, se poi si vuole il lockdown si può fare ma occorre che ci si assuma la responsabilità di adottarlo».

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