Coronavirus, nel post emergenza gli infermieri scendono in piazza: «Si sono dimenticati di noi»

Manifestazione l’8 giugno davanti al palazzo della Regione, in piazza De Ferrari, per avanzare una serie di richieste

Gli infermieri liguri scendono in piazza nel post emergenza coronavirus per chiedere maggiore attenzione da parte della regione.

Dopo mesi di lavoro in condizioni estenuanti, e mesi in cui sono stati eletti “eroi” da più parti, gli infermieri escono dagli ospedali in cui hanno praticamente vissuto per settimane per scendere in strada e unirsi alla protesta indetta a livello nazionale: a organizzare la protesta l’associazione Nursing Up Liguria, che alla manifestazione dell’8 giugno aggiunge due presidi sotto le prefetture di Savona (4 giugno) e Genova (5 giugno)

«Quello di lunedì 8 giugno sarà il terzo, ma principale, dei presidi che faremo per portare alla luce le problematiche che da anni affliggono la nostra professione - spiega Enrico Boccone responsabile regionale del Nursing Up Liguria - La nostra professione è stata riconosciuta pubblicamente durante la Fase 1 dell’emergenza come indispensabile, ma in concreto continua ad essere trattata in modo inadeguato sia per quel che riguarda la parte economica sia per quella normativa, va chiarito che la professione infermieristica va coinvolta in tutti i processi decisionali, organizzativi e gestionali della sanità».

L’8 giugno sarà il giorno della protesta vera e propria: «Ribadiremo la necessità irrinunciabile di un parziale indennizzo per tutte le enormi problematiche che la categoria infermieristica ha dovuto affrontare in questa tremenda emergenza Covid», un riferimento al bonus da mille euro che la Regione aveva promesso agli operatori della sanità. 

Le richieste degli infermieri

Proprio in vista dell’8 giugno, l’associazione Nursing Up Liguria ha steso un “decalogo” con le dieci richieste che porteranno alla Regione:

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  1. La richiesta del riconoscimento, nel contratto, della peculiarità della competenza infermieristica, a fronte del fatto che  la categoria rappresenta oltre il 41% delle forze del Servizio sanitario nazionale e oltre il 61% degli organici delle professioni sanitarie.
  2. L’erogazione di una indennità infermieristica permanente che sia parte del trattamento economico fondamentale e non una “una tantum”. L’emergenza Covid-19 ha accentuato le profonde differenze rispetto alle altre professioni.
  3. Risorse economiche per il contratto della sanità finalizzate e sufficienti per conferire un’indennità specifica e dignitosa per tutti i professionisti che assistono pazienti con un rischio infettivo.
  4. Riconoscimento della malattia professionale e indennizzo in caso di infezione.
  5. Aggiornamento immediato della programmazione degli accessi universitari: mancano 53mila infermieri.
  6. Aggiornamento della normativa sull'accesso alla direzione delle aziende di servizi alla persona, dove l’emergenza ha dimostrato che non è possibile prescindere da una competenza sanitaria di tipo assistenziale a garanzia degli ospiti.
  7. Possibilità di operare in intramoenia superando il vincolo di esclusività con le aziende.
  8. Richiesta di requisiti paritari tra strutture pubbliche e private rispetto alla professione infermieristica.
  9. Risorse per l’aggiornamento professionale e riduzione del debito orario settimanale per la frequentazione, come già avviene per i medici.
  10. Adeguamento legislativo ed economico per il riconoscimento immediato delle differenti funzioni e professionalità infermieristiche (coordinamento, gestione, ecc..).

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