Coronavirus, Bassetti: «Non siamo più in emergenza, messaggio sbagliato»

L’infettivologo genovese commenta la decisione del governo di prorogare lo stato di emergenza: «Non ci fa fare una gran bella figura col resto dell'Europa e del mondo»

Utilizzare la definizione “stato di emergenza” riferita alla situazione coronavirus in Italia è, per l’infettivologo genovese Matteo Bassetti, un errore: «L’emergenza, quella vera, è passata».

Il direttore della Clinica Malattie Infettive del San Martino ha scelto i social network per ribadire il messaggio già lanciato martedì al Forum Ambrosetti, che si è tenuto a Palazzo Ducale: la decisione di prorogare lo stato di emergenza, pur necessaria da un punto di vista legislativo e burocratico, non rispecchia la reale situazione in cui versa l’Italia, dove i ricoveri scendono costantemente e gli ospedali si stanno ormai svuotando.

«Chi come me e molti altri colleghi ha operato e sta operando negli ospedali italiani, sa bene che non siamo più in emergenza - ha spiegato Bassetti - L’emergenza vera, quella ospedaliera, per la quale eravamo tutti preoccupati, ovvero quella rappresentata dall'avere un posto letto per tutti, una maschera di ossigeno per tutti, un eventuale ventilatore per tutti, è passata. Chi sostiene il contrario vada a farsi un giro negli ospedali italiani».

L’infettivologo - che sposa la linea guida di colleghi come Alberti Zangrillo, primario del San Raffaele di Milano - punta i riflettori sulla tipologia di nuovi contagi da coronavirus, ribadendo che «la patologia oggi è molto diversa da come si palesava nei mesi di marzo e aprile. Prova ne è che la letalità negli ultimi 30 giorni in Italia è stata dell'1% contro un dato vicino al 15% nel periodo precedente (dati ISS). Credo che oggi metterci ancora nella condizione di dire “siamo in emergenza” non ci faccia fare una gran bella figura col resto dell'Europa e del mondo».

Continuare a parlare di stato di emergenza, insomma, per Bassetti «non dà un bel messaggio della situazione reale del nostro paese», anche se la dichiarazione dello stato di emergenza è necessaria per facilitare alcuni passaggi normativi e burocratici in vista dell’autunno, che per molti esperti potrebbe coincidere con una seconda ondata di contagi.

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Bassetti si dice invece ottimista sul vaccino. Nel giorno in cui l’azienda statunitense Moderna ha annunciato che da fine luglio entrerà nell’ultima fase dei test clinici per il vaccino anti-covid, l’infettivologo genovese sottolinea i risultati: «Il vaccino ha indotto risposta immunitaria in tutti i 55 partecipanti allo studio. Per questo il 27 luglio si entrerà nella fase finale dei test clinici. A questa fase parteciperanno 30 mila persone, metà delle quali riceverà una dose di 100 microgrammi mentre l’altra assumerà una sostanza placebo. Lo studio dovrebbe durare sino al 27 ottobre».  Ancora un pò di pazienza, conclude, «ma siamo sulla buona strada».

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