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Sabato, 24 Settembre 2022
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Vivibilità delle città, Genova sprofonda

In dieci anni Genova è scivolata in fondo alla classifica, dal 13esimo al 74esimo posto. Dati fortemente negativi per quanto riguarda la qualità dell'aria e il numero degli incidenti stradali

C'è un'Italia delle città che ha già cambiato passo. Che gestisce il ciclo dei rifiuti come e meglio di tante altre realtà europee, che ha cambiato stili di mobilità, trovato la formula giusta per depurare gli scarichi, contenere i consumi idrici e lo sperpero d'acqua potabile, che investe sulle rinnovabili, che ha significative esperienze di rigenerazione e rifunzionalizzazione degli spazi pubblici. L'esempio arriva in primis da Mantova (1°), Trento (2°), Bolzano (3°), Parma (4°), Pordenone (5°) e Belluno (6°).

Per trovare in classifica i capoluoghi liguri è necessario arrivare alla diciassettesima posizione con La Spezia, seguita da Savona (19esima), Imperia (68esima) ed ultima Genova (74esima).

«Le città liguri hanno difficoltà a cambiare passo - dichiara Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria -. Le scelte e gli adeguamenti per rendere maggiormente vivibili i nostri principali centri urbani non si affermano per la mancanza di una visione e azione politica che abbiano davvero le tematiche ambientali e la salute dei cittadini al centro dell'attenzione. La questione ambientale è riconosciuta come centrale ma nessuna scelta davvero incisiva, anche dal punto di vista urbanistico, sono state o vengono condotte. A testimoniarlo i dati che abbiamo raccolto ed analizzato che lasciano poco spazio all'immaginazione e dovrebbero rappresentare uno spunto di lavoro per tutti gli amministratori per indirizzare il futuro verso la rigenerazione dei nostri centri maggiori».

In Ecosistema Urbano il punteggio viene assegnato sulla base dei risultati qualitativi nei 16 indicatori considerati dal rapporto che coprono sei principali tematiche: aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia.

Gli indicatori, che fanno scivolare Genova in classifica

La serie storica dei dati che determina l'indice per la classifica finale (classifiche non completamente paragonabili, considerato che negli anni sono variati alcuni indicatori analitici) è sorprendente per la città di Genova, che in quella del 2006 era tredicesima e oggi si trova al 74° posto. A far sprofondare il capoluogo di regione certamente le pessime performance per quanto riguarda le tematiche “aria”, “rifiuti”, “mobilità” e “acqua”. Per il tema “Aria”, in particolare per l'ozono, Genova registra il peggior parametro nazionale per il numero di giorni di superamento dell'obiettivo a lungo termine (OLT) per la protezione della salute umana di 120 microgrammi/metrocubo (μg/m3), calcolato come massimo giornaliero della media mobile su 8 ore. Sono infatti 155 i giorni in cui tale limite viene superato dato allarmante e in controtendenza rispetto ai dati nazionali visto che si riducono a 39 (dai 59 del 2015) il numero di capoluoghi dove è stata superata la soglia di protezione della salute umana. Magra consolazione per il leggero miglioramento dei parametri di NO2 e PM10, la cui concentrazione media passa rispettivamente da 53,1 del 2006 a 37,4 µg/m3 nel 2016 e per le polveri sottili da 36,00 µg/m3 a 22,51 µg/m3.

Per i “rifiuti”, uno dei parametri con il maggior peso è il tasso di raccolta differenziata, che in dieci anni è passata dal 12% al 36% con una crescita decisamente insufficiente. Nella “mobilità” si evidenzia negli ultimi dieci anni una disaffezione dei passeggeri per il trasporto pubblico locale, indicata come viaggi complessivi effettuati per abitante. Il parametro relativo passa da 252 pass/ab a 229 pass/ab. In pratica la débâcle si traduce, anche in termini economici, nella perdita di quasi venti milioni di passeggeri in dieci anni. Un ultimo triste primato, tra i dati considerati nella XXIV edizione di Ecosistema Urbano che compongono la classifica nazionale, vede Genova ottava per il numero di incidenti stradali. Sono infatti 8,82 i morti e feriti ogni mille abitanti, registrati in città.

Per quanto concerne la gestione dell'acqua, la totalità degli abitanti risulta allacciata alla rete di depurazione ma le dispersioni idriche nella rete sono ancora elevate e pari al 29,6% Infine una valutazione sulle politiche energetiche relative alla energia rinnovabile solare (termico e fotovoltaico) in termini di potenza installata nelle città sugli edifici pubblici. Per quanto l'esposizione e l'insolazione in Liguria sia ottimale, Genova risulta sessantesima con una generazione pari 2,42 kW/1000 ab migliorando leggermente, rispetto allo scorso anno, il valore che si attestava a soli 2,04 kW/1000 ab.

ecosistema urbano 2016-2

«Genova perde sessantuno posizioni – afferma Grammatico – da dieci anni a questa parte. Cinque mesi di sforamento per l’Ozono nel 2016, il biossido di azoto ancora troppo elevato, la disaffezione e la perdita dell’utilizzo dei passeggeri al trasporto pubblico locale, evidentemente passati ai mezzi privati, la forte incidentalità evidenziata dai dati ACI/Istat, raccontano una città che ha tralasciato la sicurezza ecologica e ambientale. Questo il filo conduttore di una tendenza che rappresenta un segnale grave per una sfida, quella della qualità ambientale dei centri urbani, che deve essere affrontata con urgenza».

Per le altre tre città liguri la comparazione dei risultati con i dati di dieci anni fa presenta in classifica meno scossoni.

«Quella urbana - dichiara la presidente di Legambiente Rossella Muroni - è una grande questione nazionale. Nelle città si gioca una partita importante, è qui che passa la sfida dell'innovazione e della sostenibilità ambientale, della coesione sociale e dell'integrazione, della rigenerazione urbana e una parte della lotta ai cambiamenti climatici. Per questo è fondamentale che a livello nazionale venga definito un piano per le città metropolitane che garantisca investimenti economici e politiche coerenti per sostenere i comuni virtuosi ma, anche e soprattutto, per colmare vuoti di competenze e di volontà politica che stanno condannando, a esempio, il nostro Paese a soffocare nello smog. Milano, in occasione del network C40, è l'unica città italiana insieme ad altre 11 metropoli ad aver preso impegni concreti per città più verdi e sane, con "zone a zero emissioni” e libere dalle energie fossili entro il 2030. Ma è importante che anche le altre città italiane si mobilitino e che vengano replicate su tutto il territorio nazionale quelle esperienze virtuose, ben sintetizzate in Ecosistema Urbano 2017, capaci di coinvolgere i cittadini con scelte coraggiose, idee civili e civiche di sviluppo ed evoluzione urbana come è avvenuto per l'Area C di Milano e la Bicipolitana di Pesaro e come potrebbe accadere se venissero realizzate tante opere pubbliche di qualità e utili come il Grab, il Grande Raccordo Anulare delle Bici di Roma, progetto partecipato ideato e disegnato da Legambiente e tante altre realtà associative».

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