Gianfranco Bettin e Marco Paolini alla Corte con "Numero primo - Studio per un nuovo Album"

Sul filo della memoria, Paolini recupera il protagonista dei suoi Album, “biografia collettiva” degli ultimi trent’anni, e racconta di un padre e di un figlio in viaggio nel Nord Est italiano, tra le nevrosi della modernità, l’invadenza della tecnologia e alcuni scenari fantascientifici.

Con Numero primo, Marco Paolini apre una nuova stagione degli Album, ai quali ha affidato tra il 1987 e il 2003 alcuni dei suoi primi spettacoli in cui coniugava sul palcoscenico l’autobiografia e il ritratto generazionale. Più ancora di ieri, quando gli Album raccontavano soprattutto storie d’iniziazione, questo nuovo spettacolo dell’età matura tende però a parlare in modo diretto di oggi, della realtà attuale, drammaticamente “alle prese con una pervasiva rivoluzione tecnologica”.

Numero primo racconta di un futuro probabile, fatto di cose, di bestie e di umani rimescolati insieme come si fa con le carte prima di giocare. Il titolo fa riferimento al soprannome del protagonista, figlio di Ettore e di madre incerta, protagonista di una storia ambientata in un prossimo futuro e per questo confinante con la fantascienza. Esiste una tradizione di fantascienza in letteratura e nel cinema, ma a teatro non è molto diffusa. Marco Paolini e Gianfranco Bettin, coautori di questo lavoro, sono partiti da alcune domande, di cui la prima è: “Qual è il rapporto di ciascuno di noi con l’evoluzione delle tecnologie?”.

Numero primo giunge a Genova dopo una lunga serie di anteprime nel corso delle quali, come al suo solito, Paolini ha messo a punto, a contatto diretto con il pubblico, una precisa struttura narrativa, in cui all’attore-autore monologante tocca il compito di rendere credibili cose possibili domani, ma che oggi appaiono inverosimili. L’orizzonte temporale immaginato riguarda i prossimi 5000 giorni e solo pensando a quanto il mondo delle cose sia cambiato nei 5000 giorni appena trascorsi risulta quantomeno necessario guardare al futuro con il beneficio del dubbio rispetto a ciò che oggi è ancora inverosimile.

A proposito di Numero primo il sessantenne Marco Paolini ha annotato: «Ho un’età in cui non sento il bisogno di guardare indietro, di ricostruire, preferisco sforzarmi di immaginare il futuro, così farò un Album con nuovi personaggi. Parlerò della mia generazione alle prese con una pervasiva rivoluzione tecnologica. Parlerò dell’attrazione e della diffidenza verso di essa, del riaffiorare del lavoro manuale come resistenza al digitale. Parlerò di biologia e altri linguaggi, ma lo farò seguendo il filo di una storia più lunga che forse racconterò a puntate come ho fatto con i primi Album».

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