Dai neo sindaci ai consiglieri, i "sospesi" dopo la condanna per le spese pazze

Per i primi cittadini di Cicagna e Cogorno, il mandato decade a tre giorni dalla nomina. Caos anche in consiglio regionale per l'interdizione dai pubblici uffici perenne per il consigliere FdI Matteo Rosso

Le condanne in primo grado arrivate nell’ambito del processo sulle cosiddette “spese pazze” in Liguria non hanno causato trambusto soltanto a livello nazionale e governativo: molti gli esponenti politici che in Liguria ricoprono cariche che a oggi, in seguito alla sentenza, sono costretti ad abbandonare sulla base della sospensione per reati di corruzione e illegalità nella pubblica amministrazione prevista dalla legge Severino, firmata nel 2012 dall’allora ministra della Giustizia, Paola Severino.

Oltre a Edoardo Rixi (che si è già dimesso, pur non essendo obbligato a farlo alla luce dell’incarico di natura non elettiva), infatti, sono stati condannati - sempre in primo grado, va ribadito - anche sindaci, alcuni neo eletti, e consiglieri ancora in carica. È il caso, per esempio, di Gino Garibaldi, nominato lunedì primo cittadino di Cogorno, e di Marco Limoncini, anche lui eletto sindaco di Cicagna nella tornata elettorale di domenica 26 maggio. 

A livello locale ci sono poi Franco Rocca, attuale sindaco di Zoagli, e Marco Melgrati, che ricopre la stessa carica ad Alassio. In questi casi, le funzioni di sindaco passano nelle mani dei vicesindaci, che traghetteranno l’amministrazione per un anno prima delle prossime elezioni.

A livello regionale, invece, “salta” Matteo Rosso, eletto con Forza Italia e oggi capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, consigliere chiave per il mantenimento della maggioranza di destra del governatore Giovanni Toti.

In totale sono 19 i consiglieri ed ex consiglieri condannati nell’ambito del processo di primo grado. Per quasi tutti le condanne sono state superiori a quelle chieste dal pubblico ministero: 51 gli anni di reclusione previsti, 8 le misure di interdizione perpetua dai pubblici uffici,  11 quelle che corrispondono alla durata della pena. Tre imputati sono stati invece assolti, così come chiesto dalla pubblica accusa. 

Le interdizioni perpetue riguardando, in particolare, Michele Boffa, ex presidente del Consiglio regionale del Pd, Luigi Morgillo (ex consigliere regionale di Forza Italia), Alessandro Benzi (ex Sel, poi Gruppo Misto), lo stesso Limoncini (Udc), Nino Miceli (Pd), Rixi, Rosso e Aldo Siri (ex Lista Biasotti). Per Francesco Bruzzone (attuale senatore della Lega), Armando Ezio Capurro (lista civica), Giacomo Conti (ex federazione della Sinistra), Raffaella Della Bianca (ex Forza Italia), Marylin Fusco (ex Idv), Gino Garibaldi (sindaco di Cogorno), Marco Melgrati (sindaco di Alassio), Franco Rocca (sindaco di Zoagli), Matteo Rossi (ex Sel), Roberta Gasco (ex capogruppo del gruppo misto Udeur-Sinistra Indipendente) e Alessio Saso (Ncd) le interdizioni sono invece pari alla durata della condanna.

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