Morandi, Bucci: «La ricostruzione va avanti». Nuove accuse per alcuni indagati

In queste ore la struttura commissariale sta lavorando a un nuovo piano per la demolizione meccanica della pila 8, partono i lavori propedeutici alla ricostruzione. Si aggrava intanto l'impianto accusatorio verso alcuni ingegneri Spea

La demolizione della pila 8 resta ancora in stand-by, ma i lavori per la ricostruzione del viadotto sul Polcevera, almeno quelli propedeutici, proseguono: tra venerdì e sabato i tecnici e gli operai di Salini Impregilo e Fincantieri inizieranno a gettare le basi delle future pile del nuovo ponte di Genova, allestendo il cantiere sul lato ponente, quello su cui a oggi è stata portata a termine la maggior parte degli interventi.

«Già domani partono i lavori preliminari con le relative autorizzazioni del consiglio superiore dei lavori pubblici - ha assicurato il sindaco Marco Bucci giovedì mattina - si tratterà di scavi, bonifiche, sistemazione di sottoservizi e della deviazione di un piccolo canale». Il 31 marzo resta dunque a oggi il giorno prescelto per l'inizio dei lavori di ricostruzione, anche se deve ancora arrivare il parere positivo del Consiglio dei lavori pubblici sul progetto complessivo e la valutazione di impatto ambientale da parte del ministero: domani il sindaco-commissario sarà a Roma proprio per partecipare a un incontro con funzionari e dirigenti a questo proposito.

Resta invece ancora congelata la demolizione della pila 8 dopo lo stop imposto all’esplosione controllata per il ritrovamento di percentuali di amianto in quanto resta del viadotto. La struttura commissariale, in accordo con l’associazione temporanea di imprese incaricata dei lavori, ha deciso di rinunciare agli esplosivi e di demolire il manufatto con maxi gru già arrivate dall’Olanda, ma ancora non è chiaro quando i lavori effettivamente partiranno e quanto tempo sarà necessario per portarli a termine.

Allo stesso tempo, il sindaco-commissario Marco Bucci si trova dinnanzi al problema di valutare un piano alternativo per la demolizione delle pile 10 e 11, quelle del troncone est: l’esplosivo a oggi era l’unico metodo individuato, ma è altamente probabile che la questione amianto si riproponga anche per il troncone est, e che Omini, Fagioli, Ipe Progetti e Ireos siano costretti a mettere a punto un nuovo programma che prenda in considerazione la demolizione meccanica, decisamente più complicata in un punto in cui sorgono case e palazzi.

«Abbiamo provato a cercare soluzioni in tutto il mondo, anche tra aziende esterne a quelle dell’Ati dei demolitori - ha detto in proposito Bucci - ma per ora tutti confermano che è molto più rischioso far salire mezzi e persone sul moncone est che non agire diversamente».

Di questo, e delle tempistiche per la demolizione della pila 8, stanno dibattendo in questi giorni al Matitone, nella sede della struttura commissariale, e qualche novità dovrebbe arrivare proprio nelle prossime ore. Di certo al momento c’è che prima di procedere conta demolizione della pila 8 dovrebbe essere calata a terra un’altra trave, la quinta, quella che unisce le pile 3 e 4.

Inchiesta Morandi, per 5 indagati contestata l’accusa di avere falsificato report sullo stato del ponte

Prosegue intanto l’inchiesta sul crollo, in cui 43 persone hanno perso la vita: per 5 dei 74 indagati (comprese due società, Autostrade per l’Italia e Spea Engineering) iscritti nel registro per omicidio colposo plurimo, omicidio stradale e attentato alla sicurezza dei trasporti è scattata anche l’accusa di avere falsificato report prima del crollo del 14 agosto 2018,  fornendo un quadro decisamente più roseo delle condizioni del viadotto e impedendo di fatto che venissero presi provvedimenti urgenti.

La procura ha emesso il provvedimento dopo le nuove perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza negli uffici di Milano e Firenze di Spea. Prima di oggi, 71 indagati per il crollo rispondono delle accuse di omicidio colposo plurimo, omicidio stradale e attentato alla sicurezza dei trasporti. Ad altri tre viene contestato il favoreggiamento per avere modificato le comunicazioni dopo il crollo, nel tentativo di “coprire” eventuali negligenze.

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Avere modificato i report prima della tragedia, però, è a oggi l’accusa più grave mossa dal pool della procura: nell’applicazione pratica significherebbe che alcuni ingegneri erano consapevoli del rischio e lo avrebbero appositamente sminuito, impedendo a chi avrebbe potuto intervenire di mettere in atto comportamenti preventivi.

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