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Albaro, in classe con la polizia contro il bullismo

Gli alunni delle terze medie dell'Istituto Comprensivo di Albaro hanno partecipato a uno degli incontri organizzati nelle scuole dalla questura

C’è chi prende appunti, chi si mangia le unghie, chi lancia sorrisi complici all’amica del cuore e chi spalanca incredulo gli occhi nel realizzare che «sì, una volta è successo anche a me»: sono gli alunni delle terze medie della scuola secondaria Barrili dell'Istituto Comprensivo di Albaro, in via Monte Zovetto, che in mattinata si sono riuniti in auditorium per assistere a uno degli incontri organizzati nelle scuole dalla questura di Genova per sensibilizzare i più giovani su temi tanto d’attualità quanto delicati come il bullismo, il cyberbullismo e le dipendenze.

A salire sul palco gli agenti dell’Ufficio Relazioni col Pubblico, incaricati di spiegare a bimbi e adolescenti le vere conseguenze che una presa in giro, un video condiviso sui social network o una foto intima inviata senza riflettere possono avere su un’intera vita: «Gli incontri non sono finalizzati a giudicare i ragazzi né a farli sentire giudicati. Vogliamo solo aprire loro gli occhi su aspetti della vita di oggi che spesso non tengono in considerazione, e suggerirgli di utilizzare quanto più possibile l’empatia: vorreste davvero essere trattati come trattate il compagno preso di mira?c, spiega Paola Gavazza, una delle poliziotte presenti all’incontro.

GUARDA IL  VIDEO | Ad Albaro in classe con la polizia per combattere il bullismo

Tanti i ragazzi presenti, tutti di 12-13 anni, che hanno preso la parola durante l’incontro, facendo domande, partecipando attivamente alla discussione sull’”identikit” del bullo e delle sue vittime, riflettendo sulle innumerevoli volte in cui i social network avrebbero potuto trasformarsi in una trappola: «Ci è capitato di venire contattate da persone che non conoscevamo, ma abbiamo sempre segnalato ai genitori o agli insegnantiv, conferma una studentessa, mentre le amiche annuiscono e le poliziotte ammoniscono: «Tenete per voi i vostri scatti più intimi, anche se a chiederveli è quello che pensate sia l’amore della vostra vita: se davvero vi vuole bene non avrà la pretesa di avere vostre foto seminude, e un domani non potrà vendicarsi per qualche sgarbo diffondendole».

E quando si torna a parlare di bullismo il pensiero corre inevitabile all’episodio del febbraio 2015, quando una ragazzina di soli 12 anni venne picchiata brutalmente da una 17enne nel parco di Villa Rossi, a Sestri Ponente, lunghi minuti mai interrotti dai presenti e ripresi da uno smartphone per poi essere condivisi su decine di altri telefonini: «Per la vittima di una violenza di questo genere, il Web è una ferita aperta: anche se il video fu rimosso dalla polizia Postale, era ormai diventato "virale", e ancora oggi capita di rivederlo da qualche parte. E diventa più difficile lasciarsi l’esperienza alle spalle».

«E’ molto, molto importante collegare il cervello al dito prima di premere qualsiasi tasto: inviare una foto, un messaggio, un video - spiega Cristina Repetto dell’Urp, restituendo gli smartphone “requisiti” a inizio incontro - Può spesso avere conseguenze irreversibili. Basti pensare ai tanti casi di giovanissimi che hanno provato a togliersi la vita, nei casi più gravi riuscendosi, dopo essere stati perseguitati per un errore commesso d’impulso, senza rendersi conto di quanto stavano facendo in realtà».

Parole che fanno breccia nonostante il caos di un esercito di ragazzini che si prepara a tornare in classe. E che forse lasceranno un ricordo indelebile nelle loro menti.

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