Nave carica di armi, arrivata la richiesta di accosto

«Dal punto di vista tecnico nautico se la nave ha i requisiti per entrare in porto, come già avvenuto in passato, avrà l'autorizzazione», dicono dalla Capitaneria. Ma ordini superiori potrebbero cambiare le carte

Fino a ieri era solo un'ipotesi, ma con il passare delle ore il possibile attracco della nave saudita Bahri Yanbu a Genova diventa sempre più concreto. Sarebbe infatti arrivata la richiesta di accosto con ingresso in porto lunedì mattina. Ieri sera la prefettura ha precisato che: «non ci sono rilievi che possono impedire l'attracco del cargo Bahri Yanbu e a Genova caricherà solo materiale civile e non militare».

Cgil, portuali genovesi, Camera del lavoro e gruppo di associazioni tra cui Amnesty International Italia, Comitato per la riconversione RWM e il lavoro sostenibile, Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari Italia, Oxfam Italia, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo e Save the Children Italia si oppongono fermamente all'attracco della nave cargo.

La Bahri Yanbu partita dagli Stati Uniti, passata per il Canada prima di arrivare in Europa, ha come destinazione finale Gedda, Arabia Saudita, con arrivo previsto il 25 maggio. A bordo avrebbe armi che rischiano di essere utilizzate anche nella guerra in Yemen. Dopo aver caricato munizioni di produzione belga ad Anversa, ha visitato o tentato di visitare porti nel Regno Unito, in Francia e Spagna, e ora fa rotta verso Genova.

La nave ha fatto altri accosti in passato e «non c'erano problemi di natura tecnico-nautica - dicono dalla Capitaneria -. Dal punto di vista tecnico nautico se la nave ha i requisiti per entrare in porto, come già avvenuto in passato, avrà l'autorizzazione». A meno che non arrivini indicazioni diverse «dall'alto».

Difficile, ma la mobilitazione ha proprio quell'obiettivo. In base al Testo unico di pubblica sicurezza è affidato alla Prefettura il compito di autorizzare anche il solo transito in acque nazionali e nei porti nazionali di materiale bellico. Negli ultimi anni è stato accertato da numerosi osservatori indipendenti l'utilizzo contro la popolazione civile yemenita anche di bombe prodotte dalla RWM Italia (con sede a Ghedi, Brescia, e stabilimento a Domusnovas in Sardegna).

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