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Vaiolo scimmie, l'Oms dichiara l'emergenza sanitaria globale. Bassetti: "Era ora"

Il direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova: "Andava fatto prima, ci sono decine di migliaia di casi in oltre 70 paesi del mondo"

L'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato il vaiolo delle scimmie "emergenza sanitaria globale", il massimo dell'allerta sanitaria. Lo riporta Today.it spiegando che l'annuncio è arrivato dal direttore dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha riferito che al momento si contano oltre 16mila casi in 75 Paesi. La decisione è arrivata nonostante il parere contrario del comitato di emergenza per la malattia, composto da 15 esperti (lo stesso Tedros ha rivelato che nove di loro erano contrari e sei a favore). In Italia al momento sono 407 i casi registrati. Il 17 giugno erano 71. In Liguria ci sono stati due casi, il primo ad Albisola Superiore e il secondo a Genova.

Una decisione che trova il parere favorevole di Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, questo il suo commento sui propri canali social: "Finalmente l’Oms si è svegliata. Con il solito colpevole ritardo, vi ricordate il gennaio 2020 con il Covid?, ha dichiarato il vaiolo delle scimmie un'emergenza sanitaria internazionale. Andava fatto prima. Quando lo dicevo due mesi fa, i soliti colleghi 'monoteisti Covid' dissero che non sarebbe stato un problema globale. Ora è tardi. Ci sono decine di migliaia di casi in oltre 70 paesi del mondo. È un problema globale da affrontare con misure urgenti. Errare umano, perseverare stolto". 

Con questa, sono tre le emergenze sanitarie internazionali in vigore nel mondo, dopo quella dichiarata da fine gennaio 2020 per il Covid e quella attivata dal 2017 da gravi focolai di poliomielite in paesi come Pakistan, Afghanistan o Nigeria. Tedros ha spiegato che la decisione tiene però conto di fattori come il rapido aumento dei casi (da giugno sono quintuplicati) e la sua presenza in Paesi in cui la malattia non era mai stata rilevata prima. In tal senso, il direttore ha anche annunciato che il rischio di contagio in Europa, dove e' stato rilevato l'80% dei casi, viene portato da livello 'moderato' ad 'alto'. Resta invece 'moderato' nel resto delle regioni del pianeta, compresa l'Africa centrale e occidentale, dove la malattie è endemica e dove si sono registrati i decessi.

La dichiarazione di emergenza internazionale, ha indicato il capo dell'Oms, contiene raccomandazioni di diverso tipo ai Paesi a seconda che abbiano o meno rilevato casi, o se ci siano già fonti di trasmissione locale. Per i Paesi con casi recenti e trasmissione locale tra esseri umani, l'emergenza internazionale richiede "una risposta coordinata per fermare la trasmissione tra gruppi vulnerabili", ha affermato Tedros. Il direttore generale dell'Oms chiede inoltre di aumentare la tracciabilità, le misure di prevenzione della salute pubblica, rafforzare la gestione dell'epidemia nelle cliniche e negli ospedali e "accelerare le indagini su vaccini, terapie e altri strumenti".

Tedros ha sottolineato che, nonostante l'allerta globale, l'epidemia "si concentra soprattutto negli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini e con più partner" (98% dei casi per ora), gruppo per il quale ha chiesto sostegno attraverso campagne di assistenza sanitaria e di informazione sulla malattia. Questo, ha assicurato, deve essere fatto con metodi che tutelino i diritti umani delle comunità colpite, poiché, ha affermato, "lo stigma e la discriminazione possono essere pericolosi come qualsiasi virus". L'esperta di vaiolo dell'Oms, Rosamund Lewis, ha aggiunto che il fatto che i casi siano ora concentrati quasi esclusivamente in un unico gruppo può aiutare a controllare l'epidemia.

È la settima volta che l'Oms dichiara una emergenza internazionale (meccanismo avviato nel 2005), dopo averlo fatto in precedenza per altri cinque virus: l'influenza A nel 2009, la causa dell'Ebola nel 2014 e nel 2018, che di poliomielite nel 2014, zika nel 2016 e il coronavirus nel 2020.

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