Maggiordomo di quartiere, in autunno altri 18 sportelli in tutta la Liguria

Dopo l'esperienza del centro storico, avvenuta nell'estate 2019, la Regione ha finanziato il progetto estendendolo al resto della Liguria

Dopo la fortunata esperienza del primo, la Liguria si prepara ad avere altri 18 “maggiordomi di quartiere”, iniziativa che si inserisce nell’ambito del progetto di welfare territoriale avviato in via sperimentale da Regione Liguria nel luglio scorso a Genova e mirato al sostegno e all’ascolto delle famiglie, dei lavoratori e dei soggetti deboli attraverso la creazione di punti di prossimità sul territorio. 

L’estensione dell’iniziativa fa seguito all’avviso pubblico finanziato con 2 milioni di euro del Fondo sociale europeo: hanno risposto partenariati composti obbligatoriamente da un soggetto del terzo settore iscritto al registro regionale e da un ente di formazione accreditato per l'erogazione dei servizi al lavoro. Nei prossimi giorni partirà dunque l’attività per l’allestimento degli sportelli e per la selezione e formazione attraverso tirocini e esperienze sul campo dei “maggiordomi”, persone in temporanea difficoltà economica, con Isee inferiore a 20mila euro, residenti in Liguria, che conoscano la lingua italiana e abbiano assolto all’obbligo formativo.

«Il progetto del maggiordomo di quartiere - spiegano gli assessori alle Politiche sociali Sonia Viale e alla Formazione Ilaria Cavo - è un unicum a livello nazionale di cui siamo orgogliose. L’emergenza coronavirus ha imposto una sospensione delle procedure ma, alla luce della positiva esperienza realizzata a Genova, abbiamo deciso di estendere l’iniziativa non solo ad altre zone del capoluogo, dove gli sportelli saranno cinque, ma anche a tutto il territorio ligure, anche con sportelli ‘diffusi’ ovvero dislocati su più sedi in diversi Comuni. Oggi possiamo ripartire, con la consapevolezza che anche l’attività del maggiordomo di quartiere dovrà svolgersi nel pieno rispetto delle misure previste a tutela della salute e per contrastare la diffusione del coronavirus».

«Dal punto di vista sociale, il progetto mira a individuare e dare risposta a esigenze piccole e particolari, che però spesso incidono in modo rilevante sulla vita delle persone - spiega ancora Viale - In questo senso, la presenza sul territorio e l’ascolto sono fondamentali per ritagliare su misura quasi sartoriale piccoli servizi, nell'ottica di quella sussidiarietà orizzontale di cui spesso parliamo ma che le amministrazioni hanno difficoltà a rendere operativa nel sostegno alle fasce più deboli. In questo modo si costruisce e si estende anche una rete capillare di salvaguardia sociale che, grazie all’impegno delle persone in difficoltà economica che parteciperanno al progetto, rafforza la comunità».

«L’attività di orientamento e formazione - aggiunge Cavo - sarà svolta a distanza. Con questa misura centriamo due obiettivi: offrire un'occupazione con valore formativo a questi ragazzi e garantire anche servizi di prossimità ai residenti dei quartieri in cui saranno attivati i progetti. Si tratta, in sostanza, di un servizio di vicinato, di attenzione sia alle persone non autosufficienti o che hanno bisogno di essere assistite, sia alle persone che lavorano e hanno bisogno di un aiuto per piccole incombenze quotidiane».

Cosa fa il maggiordomo di quartiere

Il maggiordomo di quartiere, figura arrivata nel centro storico di Genova nell’estate del 2019, si occupa di piccole incombenze quotidiane, rimanendo a disposizione delle attività commerciali e dei cittadini della zona per commissioni, consegne, piccole manutenzioni e cortesie di vicinato ogni giorno.

Tra le attività che saranno svolte dai maggiordomi ci sono, ad esempio, il ricevimento di pacchi e la consegna al domicilio, il pagamento di bollettini, il ricevimento della posta, il monitoraggio degli anziani, il ritiro di ricette, la consegna di farmaci, le piccole manutenzioni domestiche, il monitoraggio di case e uffici in caso di assenze prolungate, la cura di piante o piccoli animali domestici, l’aiuto per trovare badanti, colf o babysitter. Gli sportelli saranno aperti per 18 mesi.

Questi i Comuni in cui saranno aperti gli sportelli (in alcuni casi ‘diffusi’ ovvero dislocati su più sedi con aperture differenziate):

-  7 sportelli nell’area metropolitana genovese: 5 a Genova (Centro storico, Foce, San Gottardo, Valpolcevera e Sestri Ponente), 1 tra Masone e Rossiglione (‘diffuso’), 1 tra Camogli e Avegno (‘diffuso’)

- 4 sportelli nel Savonese: Savona, Cairo Montenotte, Loano, Finale Ligure

- 4 sportelli nell’Imperiese: Imperia, Sanremo, Ventimiglia, Pieve di Teco

- 3 sportelli nello Spezzino, 1 alla Spezia (quartiere Fossitermi), 1 tra Sarzana e Arcola (‘diffuso’), 1 tra Borghetto Vara, Beverino e Levanto (‘diffuso’).

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