Concessioni, Autostrade: «Manleve inaccettabili». Egle Possetti: «Vergognoso»

L'azienda si dice disponibile a formalizzare l'intesa datata 14 luglio, ma rimanda al Mit e all'esecutivo una serie di osservazioni

A poche ore dalla scadenza dell’ultimatum dato dal Mit, Autostrade diffonde una lettera che spariglia nuovamente le carte.

Aspi ha trasmesso martedì sera il testo dell’accordo redatto sulla base delle trattative del luglio scorso, dicendosi “pienamente disponibile” a formalizzarlo a patto che l’approvazione sia “vincolata solo alle procedure previste dalla normativa vigente e non da condizioni di altro tipo”. Con un particolare riferimento alla manleva della responsabilità del crollo del ponte Morandi in ambito cause civili, e alla vendita diretta a Cassa Depositi e Prestiti, contro cui Aspi si schiera.

In estrema sintesi, Aspi si dice disposta alla cessione a Cassa Depositi e Prestiti - così come stabilito nella prima bozza di accordo con il governo per mantenere la concessione - ma sottolinea che “la subordinazione dell’efficacia dell’accordo alla cessione del controllo di Aspi a Cdp, contenuta nell’articolo 10, risulta estranea all’intesa intercorsa, oltreché giuridicamente impropria”. 

Il riferimento è anche alla comunicazione inviata dal governo lo scorso 23 settembre, in cui la società (holding di Atlantia) veniva accusata di scarsa disponibilità a definire una volta per tutte la cessione e a formalizzare l’accordo del 14 luglio pena la revoca delle concessioni. E così, dopo mesi di trattativa, l’accordo sembra restare sospeso.

Il cda di Aspi ha quindi deciso di inviare una lettera in cui chiarisce che che “in assenza di alcun accertamento di responsabilità, pur di giungere ad una non più procrastinabile definizione della procedura di contestazione avviata a seguito della tragedia del Ponte Morandi, ha dato seguito a tutte le intese intercorse con il Governo, formalizzate in diverse comunicazioni (11, 13, 14 e da ultimo con la lettera del 15 luglio)”.

Aspi poi ricapitola le richieste del governo che ha deciso di sottoscrivere “al fine di trovare un componimento: l’adozione del nuovo sistema regolatorio previsto dall’ART, con una generale riduzione del tasso di remunerazione degli investimenti ed un incremento della tariffa pari all’1,75%, che già include gli oneri per i mancati ricavi dovuti alla flessione di traffico nel periodo di lockdown da Covid-19;  l’impegno a realizzare fino a 14,5 miliardi di euro di investimenti in nuove opere e 7 miliardi di euro di spese di manutenzione per l’ammodernamento della rete con la possibilità di aprire da subito importanti cantieri a livello nazionale;  la messa a disposizione di 3,4 miliardi di euro di fondi a titolo compensativo per investimenti e sconti tariffari non remunerati, inclusivi degli oneri sostenuti per la ricostruzione del nuovo Viadotto sul Polcevera; l’accettazione di una profonda revisione delle clausole contrattuali nei termini previsti dall’art. 35 del Decreto Milleproroghe”.

L’azienda si difende, insomma, e sottolinea ancora una volta di avere “dato dimostrazione del pieno rispetto degli impegni assunti”, chiarendo che “la formalizzazione del suddetto accordo, come indicato chiaramente nella lettera del 14 luglio 2020, era il necessario presupposto per il riassetto societario”.

“La lettera odierna inviata da Aspi ricorda inoltre che - dai numerosi confronti intercorsi e dalla espressa e comune volontà di definire in via negoziale la Procedura di Contestazione - risulta del tutto evidente la totale disponibilità della società ad aderire alle richieste del Governo, dopo aver doverosamente adempiuto all’obbligo di ricostruzione a proprie spese del Viadotto sul Polcevera”.

L’accordo resta sospeso insomma, con un avvenimento: “Nell’eventualità non auspicata di una indisponibilità del Governo a finalizzare l’accordo già raggiunto, restano naturalmente fermi i diritti di Autostrade per l’Italia sanciti dalla Convenzione Unica e già rappresentati al Mit - conclude Aspi - La società conferma la propria disponibilità a sottoscrivere l’accordo nei termini pattuiti, auspicando che il Governo voglia finalizzare quanto prima lo stesso”.

Il comitato in ricordo delle vittime del Morandi: «Scandalizzati da tanta arroganza»

Sulla questione è intervenuto anche il Comitato in Ricordo delle Vittime del Ponte Morandi, con la portavoce Egle Possetti che ha definito «molto grave» il fatto che Atlantia «non aderisca completamente alle richieste del governo e alle manleve legali per Cdp».

«Questa società dovrebbe mettersi in ginocchio e cospargersi il capo di cenere, siamo scandalizzati da tanta arroganza - prosegue Possetti - siamo anche molto amareggiati che tanti italiani non comprendano la portata di questo gesto che ha il significato di schiacciare con un piede tutte le nostre teste di cittadini, è una vergogna».

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«Chiediamo al governo di valutare con attenzione, sia la possibilità che la concessione originaria possa essere dichiarata illegittima, sia la ricerca con determinazione e tranquillità delle responsabilità di chi aveva promosso e firmato una concessione di questo tipo - conclude il comitato - in barba agli interessi prioritari dei cittadini che sono sempre da proteggere da parte di chi è stato eletto. Attendiamo ovviamente con fiducia ed attenzione le risultanze del secondo incidente probatorio nel mese di dicembre, che darà certezza alle motivazioni del crollo del Ponte Morandi, sgombrando il campo da ogni possibile dubbio».

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