Il ghetto ebraico c'è anche a Genova

Tutto iniziò nel '400, con l'arrivo degli ebrei espulsi dalla Spagna. Ma non furono sempre ben accolti

Anche Genova - come molte altre città europee - ha il suo antico ghetto ebraico, nel cuore del centro storico.

Per risalire alla sua storia bisogna tornare davvero indietro nel tempo, e risalire alla fine del '400 quando - a seguito di un editto dei sovrani di Castiglia - gli ebrei sefarditi vennero espulsi dalla Spagna, dopo il lungo periodo della "Reconquista". La scusa era principalmente incentrata sul pericolo di "ricaduta" dei conversi causato dalla vicinanza degli ebrei praticanti, che li allontanavano dal cristianesimo e li facevano tornare ai vecchi riti. 

Genova accolse una comunità di questi esuli, confinandoli in una zona della città vecchia, all'interno delle mura del Barbarossa, vicino a via del Campo. Ma i rapporti tra la comunità ebraica e le autorità non furono mai molto distesi - anche a causa dei pregiudizi della cittadinanza alimentati spesso dalla Chiesa - tanto che a un certo punto gli ebrei vennero persino costretti a indossare un segno di riconoscimento. Ed erano comunque obbligati ad ascoltare sermoni e a fermarsi sotto i crocifissi esposti nelle nicchie dei palazzi.

Nel 1660 la zona fu recintata, e vennero posti accessi sorvegliati per evitare contatti tra ebrei e cristiani; con il tempo, poi, il ghetto venne trasferito in piazza dei Tessitori, a Sarzano.

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