Il caso Modigliani finisce sul Telegraph

Il quotidiano britannico dedica un approfondimento alla scoperta che alcune delle tele esposte al Ducale la scorsa primavera sono risultate false

L’affaire Modigliani scavalca i confini nazionali e finisce sul Telegraph: il quotidiano britannico è stato uno dei primi a riprendere la notizia della conferma, da parte del perito del tribunale, del fatto che alcune delle tele esposte nella mostra dedicata a Modì sarebbero false.

In un articolo pubblicato il 10 gennaio, il giornalista Nick Squires ricostruisce la vicenda sin dalla denuncia del critico ed esperto d’arte Carlo Pepi e arrivando sino alla perizia di Isabella Quattrocchi, che su richiesta della procura ha analizzato i 21 tra tele e disegni esposti definendone una parte «palesemente falsi. Le cornici dei dipinti provengono dall’Europa dell’Est e dagli Stati Uniti - ha dichiarato l’esperta - E non hanno nulla a che fare con il periodo e il contesto storico di Modigliani».

A confermare i sospetti di Pepi (espressi lo scorso maggio, quando la mostra era già stata visitata da migliaia di persone) aveva pensato anche Marc Restellini, curatore e fondatore della Pinacothèque de Paris, a sua volta esperto di Modigliani: entrambi avevano sottolineato come le opere di Amedeo Modigliani siano tra le più falsificate al mondo, e nell’articolo dedicato al caso di Genova il Telegraph ha fatto riferimento a una collezione attualmente in mostra alla Tate Modern che comprende opere di Modì ma che “non lascia in alcun modo pensare alla presenza di eventuali falsi”.

telegraph modigliani

Le polemiche intorno alla scoperta dei falsi, intanto, non si placano: Assoutenti ha annunciato l’intenzione di depositare una class-action per chiedere il rimborso dei biglietti da parte di chi ha visitato la mostra la scorsa primavera, e Palazzo Ducale (che si è definito "parte fortemente lesa) ha replicato ricordando che  «tutti gli incassi relativi alla bigliettazione e al bookshop sono stati di competenza di MondoMostre-Skira organizzatore della mostra, cui va rivolta pertanto ogni richiesta di rimborso, e che la consulenza Quattrocchi è appunto una consulenza di parte, e non costituisce prova». 

Il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei carabinieri, intanto, prosegue le indagini per capire la provenienza dei dipinti e risalire ai falsari. Al momento la procura ha iscritto nel registro degli indagati tre persone con l’accusa di  truffa aggravata, messa in circolazione di false opere d’arte e riciclaggio: si tratta di Rudy Chiappini, curatore della mostra, di Massimo Vitta Zelman, presidente di MondoMostre Skira (che l’ha organizzata), e del collezionista e mercante d’arte Joseph Guttmann, proprietario di alcune delle opere false.

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