Ponte Morandi, al via i monitoraggi con i sensori. In centinaia alla fiaccolata a Certosa

Sabato sera un lungo corteo ha sfilato da via Fillak a via Perlasca, e poi nelle vie del quartiere, in ricordo delle vittime del ponte e in segno di solidarietà verso gli sfollati

Photo credit: Gianni Crivello

C’è anche una bandiera di Genova che sventola, adesso, su quanto resta di ponte Morandi. L’hanno affissa i vigili del fuoco, che da venerdì mattina sono impegnati nel posizionamento dei sensori che servono a registrare e monitorare eventuali cedimenti strutturali e a elaborare i dati in modo da consentire alle autorità di stabilire se e quando far rientrare gli sfollati nelle case della zona rossa per recuperare i loro oggetti personali.

A poca distanza dalla bandiera di San Giorgio ci sono quindi le sonde che hanno il potere di cambiare la vita di centinaia di persone: appoggiate in punti strategici delle pile rimaste in piedi, sono 200 e sensibilissime, in grado di registrare anche la minima folata di vento. Il monitoraggio proseguirà almeno per 15-20 giorni, finalizzato a verificare la stabilità del ponte a e stabilire un piano di azione per i "rientri lampo" nelle case. I primi dati, ricevuti dai primi sensori installati, dovrebbero già arrivare entro la fine della settimana. 

Ponte Morandi, un mese dopo: le testimonianze degli sfollati. Video

La Protezione Civile ha già iniziato a predisporre le eventuali spedizioni nei palazzi: nelle case potrà entrare chi à in grado di evacuare nel giro di massimo 4 minuti in caso di necessità, e ogni sfollato, accompnato dai Vigili del fuoco, avrà a disposizione due giri da un'ira e mezza per recuperare le proprie cose, esclusi i mobili.

Ponte Morandi, i vigili del fuoco posizionano i sensori | Video

Fiaccolata solidale a Certosa

Dopo la toccante commemorazione con il minuto di silenzio di venerdì mattina, sabato sera a Certosa si è tenuta una seconda manifestazione in ricordo delle vittime del ponte e a sostegno degli sfollati: in centinaia sono scesi in strada, dai commercianti e i residenti di Certosa alle famiglie rimaste senza casa passando per i tanti genovesi solidali che hanno voluto partecipare per far sentire il loro supporto. Il corteo è partito dal presidio di via Fillak e si è diretto verso via Perlasca, mentre nel quartiere i negozi sono rimasti aperti e le luci accese per illuminare uno dei momenti più bui della storia della città. 

Il clima che si respira in zona, infatti, è sempre più teso: ogni giorno sono moltissime le persone che si riuniscono al point del ponte di ferro di via Fillak per i pasti e per avere aggiornamenti sulla loro situazione, su quando potranno tornare nelle loro abitazioni per prendere ricordi e oggetti e sul loro posizionamento nella lista per l'assegnazione degli alloggi: «Io porto sempre con me le chiavi di casa - ha ammesso Franco Ravera, portavoce del Comitato di via Porro - Non si sa mai, potrebbero comunicarmi che possiamo rientrare all'improvviso, e non voglio perdere l'occasione. Abbiamo bisogno che si faccia qualcosa, e presto, perché la situazione è insostenibile: siamo esausti».

I nuclei familiari sfollati dopo il crollo sono 258, residenti in 10 palazzi di via Porro e in 2 di via Fillak. A oggi sono ancora 15 le famiglie in attesa di una sistemazione, alle altre Comune e Regione hanno già assegnato (ma non ancora consegnato, in gran parte dei casi) un nuovo alloggio di edilizia pubblica. Molti hanno però preferito optare per il contributo per la sistemazione autonoma erogato dalla Protezione Civile. Chi ancora non ha ottenuto un appartamento è costretto a vivere da amici, parenti o in albergo, sospendendo la propria vita in attesa di un nuovo, difficile inizio.

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