La leggenda dell'eremita di Voltri e la sua "pupilla"

Sopra Genova viveva un eremita che salvò una topolina dalle grinfie di un'aquila. In realtà l'animaletto altri non era che una bellissima ragazza, che però si rivelo tutt'altro che umile

Tutti siamo destinati a tornare quel che siamo stati: è questa la morale della favola genovese della pupilla dell'eremita di Magione.

L'eremita viveva sulle montagne sopra Genova, tra Voltri e Campo Ligure, e aveva la fama di essere un sant'uomo: un giorno, un'aquila, passando sopra di lui, fece cadere distrattamente la sua preda, una topolina. L'eremita la raccolse, e l'animaletto gli disse che in realtà era una ragazza, trasformata in topo da Giove, il quale aveva assunto le sembianze di un'aquila per portarsela via.

«Aiutatemi, vi prego» implorò la topolina. Allora l'eremita si mise a pregare, e in breve tempo la topolina si trasformò in una bella fanciulla. Per qualche tempo la ragazza rimase con l'uomo, che provò a trasmetterle tutta la sua saggezza e il suo sapere. Ma invano. Quando lui le chiese il suo più grande desiderio, lei, con ben poca umiltà, rispose: «Voglio sposarmi con l'uomo più grande e potente del mondo».

Allora l'eremita partì per trovarle un marito degno: andò dal sole, pensando di maritarlo con la sua "pupilla", ma lui rispose che le nubi erano più potenti di lui, poiché potevano oscurarlo. Allora andò dalle nuvole, che però gli dissero che più potente di loro era il vento, che poteva spazzarle via. Anche il vento si rifiutò di sposare la ragazza, dicendo di non essere il più potente del mondo: le montagne infatti gli resistevano. L'eremita andò dalla montagna, che gli rispose che esistono esseri in grado di eroderla: i topolini.

E dunque il vecchio parlò con un topo, che dimostrò il suo interesse e la sua buona volontà, ma rispose che non avrebbe mai sposato nessuno che non fosse della sua specie. Allora, l'eremita ritrasformò la ragazza in una topolina, in modo che il matrimonio potesse essere celebrato.

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