Le orche non lasciano il porto: «Hanno perso peso». Si cerca il corpo del piccolo

Mamma orca non si rassegna a lasciare il piccolo, e il pod, composto ormai da 4 esemplari, staziona in rada con qualche sporadica escursione a caccia di cibo, che resta comunque insufficiente

«Sno ancora lì, e hanno perso peso»: quanto constatato da Whalewatch Genova lunedì mattina non fa altro che aumentare i timori per le sorti del pod di orche che ormai da oltre una settimana stazione nel bacino portuale di Pra’-Voltri.

A tenere unita la famiglia, e a condizionarne profondamente il comportamento, è sempre lei, mamma orca, in lutto per il suo piccolo morto ed evidentemente ancora non pronta a lasciarlo andare. Sino a sabato continuava infatti a portarlo con sé, anche se negli ultimi monitoraggi non c’è traccia del corpo. L’ipotesi, dunque, è che la madre possa effettivamernte avere abbandonato il piccolo, pur non sembrando ancora intenzionata a lasciare la rada. La Capitaneria di Porto sta cercando di recuperare il corpo del piccolo per accertare le cause della morte e cercare di fare chiarezza su quello che è diventato un caso che farà storia, oltre che - si spera - scuola.

Al fianco della mamma in lutto, anche gli altri tre esemplari, di cui un cosiddetto “juvenile”, uno molto giovane, che non la lasciano e che le restano accanto in quella che à a tutti gli effetti una tragedia del mondo animale. E il problema, ormai evidente anche ai meno esperti, è che questi grandi cetacei non stanno mangiando come dovrebbero: le orche mangiano dai 20 ai 50 kg di pesce al giorno, quantitativo che nelle acque basse del porto di Pra’-Voltri è impossibile da reperire e che le ha spinte, prima venerdì pomeriggio e poi domenica pomeriggio, ad abbandonare temporaneamente la rada per dirigersi verso il mare aperto, domenica per ben due volte, restando nel tratto davanti a Crevari. Le speranze di chi da giorni tifa per loro si sono accese, per poi spegnersi rapidamente nel vedere le pinne dorsali tornare verso la costa. 

Gli esperti di Whalewatch, che da giorni tengono d’occhio il pod insieme con esperti e appassionati, lo hanno monitorato e fotografato lunedì mattina comparando le immagini con quelle scattate nei giorni scorsi. E osservando l’area intorno allo sfiatatoio, che le orche utilizzando per respirare, hanno constatato la perdita di peso. Preoccupante, anche alla luce del fatto che al momento i cetacei non sembrano minimamente intenzionati ad abbandonare il porto di Pra’-Voltri e a tornare in acque a loro più adatte e familiari.

Il video aereo della Guardia Costiera, in cui si vede chiaramente mamma orca nuotare e spingere il piccolo privo di vita, dimostra non soltanto uno straordinario amore materno, ma anche la caparbietà con cui il cetaceo resta attaccato al suo piccolo, sospingendolo con il muso nel tentativo di farlo inutilmente respirare, e come il resto della famiglia resti al suo fianco, senza abbandonarla, mettendo potenzialmente a rischio la vita per mancanza di cibo.

C’è poi il fattore stress, che contribuisce ad aumentare ulteriormente i timori: gli animali sono sorvegliati speciali ormai da giorni, oggetto di monitoraggi con pilotine e imbarcazioni della Guardia Costiera e con elicotteri, e nonostante l’ordinanza tutt’ora in vigore che vieta il passaggio di imbarcazioni nei pressi del fazzoletto di mare in cui nuotano, per osservarli i ricercatori a oggi sembrano dover uscire con le barche. 

Il traffico delle navi, che entrano ed escono dal porto, ovviamente non aiuta - domenica un cargo è passato a poca distanza dal pod - e i livelli di stress dei cetacei sono prevedibilmente in aumento. A oggi per monitorarle, oltre agli obiettivi di foto e videocamere puntate su di loro sopra il pelo dell’acqua o dal cielo, viene utilizzato un idrofono, un microfono subacqueo che capta i suoni emessi dal pod e li registra. 

Lo strumento è stato calato in acqua soltanto pochi giorni fa, e i dati che riuscirà a raccogliere verranno utilizzati per cercare di capire qualcosa in più sul comportamento così anomalo di questi magnifici animali. Valutazioni scientifiche a parte, però, la speranza resta sempre la stessa, e prende vigore ogni giorno che passa: vedere le pinne nere dirigersi verso il mare aperto e lasciare per sempre il piccolo e inadeguato bacino portuale.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Corso Europa, identificate le due vittime

  • Corso Europa, auto si ribalta e prende fuoco: due morti

  • Dopo vent'anni di attività chiude Foot Locker

  • Il meglio del weekend a Genova: Hogwarts Express, focaccette di Crevari, teatri e tanto altro

  • I migliori ristoranti sushi all-you-can-eat di Genova: la guida 2020

  • Cassano torna in campo: nuova esperienza in Aics con tripletta all'esordio

Torna su
GenovaToday è in caricamento