Inchiesta Iplom, un nuovo report getta ombre sull'azienda: 250 i punti critici nel tubo

La relazione depositata dal perito del tribunale evidenzia come siano molti più di 25 i punti a rischio nella conduttura che lo scorso 17 aprile riversò 700 metri cubi di petrolio nei rii Fegino, Pianego e Polcevera

Almeno 250 i punti critici, e non soltanto 25 come era emerso nelle prime fasi delle indagini: è quanto sottolinea il report che l’esperto del tribunale ha stilato sulla tubatura Iplom, la stessa che lo scorso 17 aprile si è rotta all’altezza di Fegino sversando oltre 700 metri cubi di greggio nei rii Pianego e Fegino e da lì nel Polcevera, provocando un vero e proprio disastro ambientale che ha rischiato di allargarsi anche al mare, dove è stato però contenuto dall’intervento dei soccorsi.

La prima perizia, datata 2013, era stata analizzata quando ancora si lavorava per contenere l’emergenza, e portava la firma di un tecnico della stessa raffineria di Busalla, che metteva in luce 25 punti a rischio usura (e dunque rottura) nella tubatura che da Busalla porta al porto petroli di Multedo che non erano stati segnalati. 

ll pm Walter Cotugno ha quindi incaricato un altro perito di analizzare nel dettaglio la tubatura, e il report arrivato nei giorni scorsi sulla sua scrivania dipinge uno scenario decisamente più fosco: i punti in cui i tubi, nel corso del tempo, si sono assottigliati al punto da mettere a rischio il corretto funzionamento della conduttura non sarebbero 25, ma 250, dato che getta ulteriori ombre sulla manutenzione dell’impianto. Per la procura, insomma, potrebbe essere stata la mancanza di una corretta manutenzione, una negligenza da parte dei gestori dell’impianto, a causare un disastro che altrimenti avrebbe potuto essere evitato.

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A oggi sono quattro le persone iscritte nel registro degli indagati: per il direttore dello stabilimento petrolchimico di Busalla, Vincenzo Columbo, un responsabile della manutenzione e un direttore tecnico responsabile l’accusa è di disastro ambientale colposo, mentre il perito esterno che diede il via libera alle condutture nonostante la presenza di una prima perizia che ne evidenziava i punti critici è accusato di falso. L'azienda intanto continua a lavorare per mettere in sicurezza la conduttura e riuscire così a riaprire l'impianto dopo lo spegnimento dello scorso 6 maggio, che ha di fatto sancito la cassa integrazione per 240 lavoratori.

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