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Iplom, la voce dei lavoratori in "cassa": «Dietro quel tubo squarciato, nomi e volti»

In una lettera aperta, i 252 dipendenti della raffineria di Busalla condividono le preoccupazioni e i timori per il futuro dopo la fermata dell'impianto per consentire alla Procura di portare avanti l'inchiesta

«Dietro quel tubo squarciato che tutti hanno potuto vedere sui giornali ci sono persone, con dei nomi ed un volto, che oggi guardano al futuro con incertezza»: la voce è quella dei 240 lavoratori Iplom che da ieri, con la fine delle operazioni di spegnimento dell’impianto, sono ufficialmente in cassa integrazione in attesa di capire se, al termine delle indagini della magistratura, per loro ci sarà ancora un lavoro e uno stipendio cui tornare.

In una lettera aperta, i dipendenti dell’oleodotto che lo scorso 17 aprile è finito sotto i riflettori dopo la rottura della condotta che collega il porto petroli alla raffineria di Busalla e il conseguente sversamento di oltre 600mila litri di petrolio nel Polcevera lanciano un appello: comprensione per persone che da anni lavorano in un’azienda che contribuisce all’economia di un’intera valle, e che a oggi non hanno alcun indizio su che cosa il futuro abbia in servo per loro.

«A seguito della rottura dell'oleodotto, la raffineria risulta a oggi paralizzata a causa dell'impossibilità di approvvigionare materia prima. Come conseguenza siamo stati costretti a una fermata totale delle attività produttive; sarà garantita comunque la presenza della squadra di emergenza su tutti gli impianti e del personale necessario al mantenimento delle attività necessarie, ma a  oggi non ci sono tempi certi sulla possibilità di ripresa dell'attività», scrivono i lavoratori Iplom, aggiungendo che «un pensiero va a tutte quelle persone che ogni giorno lavorano per Iplom, facendo parte di quello che sterilmente viene definito Indotto, con le quali lavoriamo da tanti anni, e con le quali ormai si è instaurato un rapporto di amicizia che in alcuni casi va ben oltre a quello lavorativo e che, indirettamente subiranno la nostra situazione. Non dimentichiamo neanche tutte quelle persone con le quali viviamo giornalmente, una valle intera e oltre, che inevitabilmente risentiranno di questa situazione»

«Siamo in attesa di capire le cause dell'accaduto e saremo i primi a lavorare affinché eventi simili non si ripetano», hanno chiarito, dicendosi «enormemente dispiaciuti per quello che è successo, ma garantiamo a tutti che ognuno di noi è ben consapevole del lavoro che svolge e che ci adoperiamo da sempre al massimo per farlo nel migliore dei modi, per garantire la sicurezza di tutti e per rispettare l'ambiente che ci circonda. Nonostante tutto ciò siamo fiduciosi che tutto si risolverà per il meglio. Abbiamo piena fiducia nelle Istituzioni e nella Magistratura che stanno gestendo il caso e vogliamo anche ringraziare tutti quegli organi che sono stati determinanti nel fronteggiare questa emergenza»

Una missiva firmata «tutti i lavoratori Iplom» - sono 252, 240 dei quali in cassa integrazione - che dà voce alle preoccupazioni e le incertezze di chi oggi è costretto a guardare da casa e a leggere sui giornali gli sviluppi in un’inchiesta che decreterà il loro futuro e quello delle loro famiglie. Inchiesta che prosegue proprio in questi giorni, con la nomina da parte del sostituto procuratore Walter Cotugno di un consulente cui è affidato il compito di effettuare un sopralluogo per verificare se, alla base del disastro, ci siano stati anche fattori geologici, e per verificare lo stato dei luoghi in modo da portare a termine le operazioni di taglio e sostituzione della condotta ed eventualmente rimettere in funzione l’impianto. Al momento nel registro degli indagati risultato 4 persone, tutte accusate di disastro colposo: il direttore dello stabilimento di Bufale, il direttore tecnico dell’impianto, il responsabile manutenzione e il consulente tecnico che ha firmato il report che attestava che la condotta era sicura nonostante l’esistenza di diversi punti critici.

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