Scontri a Corvetto, sentito in procura il poliziotto che ha salvato il giornalista picchiato

Giampiero Bove si è gettato sul corpo di Stefano Origone per parare i colpi che gli stavano piovendo addosso dopo la carica di alleggerimento dei 20 agenti del Reparto Mobile

«L’ho abbracciato e tranquillizzato, poi l’ho portato al sicuro». Giampiero Bove, il funzionario di polizia che giovedì pomeriggio ha salvato il cronista di Repubblica Stefano Origone, picchiato da alcuni agenti durante una carica di alleggerimento nel corso degli scontri per il comizio di CasaPound e la manifestazione antifascista, è stato ascoltato in procura e ha parlato di quanto accaduto all’angolo tra piazza Corvetto e via Santi Giacomo e Filippo in uno dei momenti più tesi della giornata.

Bove, uno dei due capisquadra cui giovedì pomeriggio era affidato il compito di gestire i 20 uomini del reparto che è partito per caricare la frangia più violenta dei manifestanti, ha ribadito davanti ai pm di non essere «un eroe», ma di avere visto cosa stava accadendo e di essere intervenuto: «Sicuramente si capirà quanto successo - ha detto all’Ansa - Al di là delle immagini, i colleghi non sono così folli. È stato sicuramente un brutto momento, la magistratura chiarirà, ma i colpi non erano dati per uccidere». Il funzionario ha riferito ai pm di avere sentito urlare “sono un giornalista”,  cosa che Origone ha ripetuto più volte una volta caduto a terra sotto la pioggia dei colpi che gli hanno rotto due dita e una costola, e di essersi buttato sul suo corpo per proteggerlo: «Siccome avevo visto Origone qualche secondo prima, ho ricollegato l’urlo a lui e mi sono catapultato per allontanare gli agenti».

Manifestazione antifascista in centro, scontri con la polizia e feriti | Video

Origone è stato dimesso dall’ospedale Galliera sabato pomeriggio, dopo un delicato intervento chirurgico per ricostruire l’indice frantumato con tutta probabilità da una manganellata sferrata mentre cercava di proteggersi la testa: «Ricordo a sprazzi - ha confermato a GenovaToday dal letto di ospedale in cui è rimasto per due giorni, affiancato dalla moglie - Mi sono ritrovato a terra, hanno iniziato a piovere colpi, ho cercato di proteggermi la testa. Ricordo bene l'arrivo di Bove, meno quello che è accaduto dopo che mi ha protetto con il suo corpo».

Corteo antifascista tra cori e scontri: il video racconto della giornata

Pettorine per i giornalisti e codici identificativi per i poliziotti, infuria il dibattito

E mentre l’inchiesta della Squadra Mobile del dirigente Marco Calì procede per fare chiarezza su quanto accaduto e attribuire responsabilità, cresce la discussione sulla possibilità di dotare i giornalisti in servizio durante le manifestazioni di pettorina, o comunque di segni distintivi che li rendano chiaramente riconoscibili, e allo stesso tempo di rendere riconoscibili anche i poliziotti che si occupano di ordine pubblico con un numero identificativo sulle divise.

«Il fatto che i singoli agenti e funzionari siano identificabili è un messaggio importante di trasparenza che mostrerebbe la volontà delle forze di polizia di rispondere delle proprie azioni e allo stesso tempo accrescerebbe la fiducia dei cittadini - ha chiarito Amnesty International Italia all'indomani dai fatti del 23 maggio - La richiesta è quella di esporre un codice identificativo alfanumerico sulle divise e sui caschi per gli agenti e i funzionari di polizia (senza distinzione di ordine e grado) impegnati in operazioni di ordine pubblico. Ciò avrebbe un duplice effetto di trasparenza: verso i cittadini, che saprebbero chi hanno di fronte, e a garanzia di tutti gli agenti delle forze dell’ordine che svolgono correttamente il loro servizio».

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