Cinghiali in città, polemica sulle competenze. Tursi: «Abbattimento ultima soluzione»

Approda in consiglio Comunale il problema della "invasione" di ungulati nelle vie del centro cittadino. Ma da parte dell'assessore Porcile la replica: «Altri enti dovevano gestirlo con più attenzione»

Il tema sin troppo caldo dei cinghiali in città è approdato anche in consiglio Comunale, con tre interrogazioni presentate da altrettanti consiglieri che hanno chiesto alla giunta quali soluzioni abbia intenzione di adottare per arginare un fenomeno sempre più frequente, tornato prepotentemente di attualità dopo il caos suscitato dalla famigliola composta da mamma e 10 cuccioli che lunedì mattina hanno tenuto “in ostaggio” il dipartimento universitario dell’Albergo dei Poveri.

A chiedere delucidazioni in Sala Rossa sono stati Alberto Pandolfo (Pd), Enrico Musso (Lista Musso) - che ha poi ritirato la sua interrogazione - e Stefano Balleari (Pdl), cui l’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, ha risposto chiaramente che «il Comune non è competente per le norme sulla fauna selvatica, ma è vittima di un fenomeno che forse poteva essere gestito con maggiore attenzione da altri enti».

Ed è proprio la questione della competenza a inasprire il dibattito, complice anche la scomparsa della Provincia e il conseguente “passaggio di testimone” alla Città Metropolitana e alla Regione, che lo stesso Porcile ha chiamato in causa seppur in maniera indiretta: «L’ex Provincia fino a qualche anno fa se n’era occupata molto bene. Certamente il Comune potrebbe intervenire con maggiore efficacia nello sfalcio e nel diserbo, potrebbe essere più puntuale nel perseguire comportamenti illegali, come quello dei cittadini che nutrono questi animali, fenomeno che per fortuna è in calo». Ma, ha sottolineato Porcile, «le mie competenze in materia di animali derivano solamente da un’ordinanza sindacale che mi attribuisce la delega di “tutela e benessere animali"», intesi come animali d’affezione». 

Il riferimento è ai due pitbull aggrediti la scorsa settimana proprio dalla femmina di cinghiale che negli ultimi giorni ha scorrazzato liberamente per le vie di Castelletto e Oregina, uno scontro finito con la morte di un cucciolo e il ferimento dell’esemplare adulto: «Il Comune di Genova è sempre disponibile alla collaborazione e interviene con la sezione ambiente della Polizia municipale, con 8 agenti sempre in servizio sul problema - ha proseguito Porcile - Possiamo collaborare alla ricerca di soluzioni, ma per quanto mi riguarda la soluzione cruenta, l’abbattimento, è l’ultima opzione».

E l’abbattimento è stata una delle soluzioni avanzate dall’assessore regionale alla Caccia, Stefano Mai, in contrapposizione con la norma comunale che lo impedisce sul territorio comunale a meno che i cinghiali non siano un pericolo per l’incolumità dei cittadini. Un’extrema ratio, insomma, da prendere in considerazione quando gabbie e personale non sono disponibili e gli ungulati rappresentano una minaccia. In caso contrario, la norma vuole che gli animali vengano catturati e poi liberati nel loro habitat, a distanza di sicurezza dal centro urbano. Ma come nel caso della femmina di cinghiale e della sua cucciolata, in parte liberata al Peralto dopo le operazioni di lunedì all’Albergo dei Poveri, la soluzione spesso è un mero palliativo, perché gli animali, sempre meno timorosi dell’uomo, fanno puntualmente ritorno in città alla ricerca di cibo.

E mentre Porcile si dice disponibile a «formare un tavolo tecnico», come promesso anche dalla Regione, e a farsi in parte carico della responsabilità a patto di avere le risorse disponibili, proprio in via Fieschi si accende il dibattito dopo che l’assessore Mai ha annunciato l’intenzione di ampliare l’organico della Provinciale per il presidio del territorio: «Ora che la frittata è fatta e i cinghiali sono diventati un'emergenza cittadina, l'assessore Mai si accorge improvvisamente che nove agenti di polizia provinciale a Genova sono pochi e promette di aumentarli. Ma non era stato proprio l'assessore leghista a ridurli con una scellerata convenzione a termine? - ha tuonato Marco De Ferrari, portavoce del Movimento 5 Stelle in Regione, in una nota - Sono mesi che chiediamo alla maggioranza di approvare la nostra proposta di modifica alla legge regionale per garantire un maggiore presidio sul territorio. Ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. E ora che il presidio sul territorio è stato smantellato, chi tutelerà gli agricoltori?»

«L'assessore Mai relazioni subito sui motivi di questi assurdi provvedimenti. Vuole davvero tutelare gli agricoltori? - ha concluso De Ferrari - Oppure la Lega, come è uso e costume del Partito dal colore verde ruspante, ha creato ad arte il massimo disagio possibile ai nostri agricoltori con il solo scopo di tutelare la lobby dei cacciatori così cara al Carroccio?»

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