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VIDEO | Coronavirus, gli anziani genovesi: «Persone prima di tutto»

Le videointerviste per le strade di Genova

 

Sono stati i protagonisti delle prime pagine, loro malgrado, in questi giorni di bollettini incessanti: gli anziani. 
Con il numero crescente di infetti di coronavirus si è allineato a livello nazionale un altro numero, quello delle vittime, tutte anziane. 
Il racconto di questi lutti, nel tentativo di non diffondere il panico tra i più giovani, ha fatto seguire per ciascuno la dichiarazione "erano tutti con patologie pregresse" ovvero erano tutti già molto malati. Ma tra le righe si è letto: "Non agitatevi, almeno ha colpito gli anziani". 

«E gli anziani a casa davanti alla tv sempre più soli», dice Isabella Donato, medico e psicoterapeuta del Consultorio Cstcs di via Ippolito d'Aste. «Dalla televisione, spesso loro unica finestra sul mondo, hanno capito questo messaggio, forse con il timore che queste perdite siano meno importanti per tutti noi».
Una sorta scaccia pensiero: «Il panico che vogliamo strapparci di dosso - continua Isabella Donato - lo gettiamo su di loro che già sono fragili nel fisico, senza preoccuparci di sottolineare che non sappiamo se sia stato il virus l'elemento fatale. Ci preoccupa sapere chi si salva da tutto questo. Ma una società che non tutela e  non si prende cura dei deboli, è destinata ad un imbarbarimento».

Un appello alle coscienze: «Tutti noi sappiamo cosa vuol dire sentirci in difficoltà, smarriti, bisognosi di fiducia e se non riusciamo a vedere tutto questo nell'altro porteremo con noi anche la certezza di essere soli e vivere solo con la frase "mors tua, vita mea"».

Seduti sulle panchine o a spasso per le città, gli anziani genovesi non drammatizzano: «Ho 86 anni, vado per gli 87 è giusto che per primi "partiamo" noi!», dice una signora che scambia due parole con un'amica, prima di pranzo al sole: «Non mi sento offesa, di non essere eterna l'ho sempre saputo!». Realista anche una donna over70: «Noi anziani siamo un po' più ricettivi a queste malattie, l'analisi è obiettiva». Ma il pensiero va ai familiare che restano: «Va bene essere della terza età, prendo quello che viene, ma lascerei anch'io: figli, nipoti, tutti i miei familiari che mi vogliono bene; quindi le parole vanno pesate».

Dalle strade di Genova il messaggio dei non più giovanissimi è chiaro: «Abbiamo una certa età ma tutte le vite vanno rispettate».

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