Giovedì, 18 Luglio 2024
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VIDEO | Rissa sfiorata in consiglio comunale sul Liguria Pride

La discussione sul Pride e sulla posizione della Lega che condannava il Village Kids ai Luzzati si è fatta subito rovente

Tensione altissima in consiglio comunale martedì 11 giugno, con il dibattito che si è aperto in seguito all'intervento del consigliere Filippo Bruzzone (lista Rossoverde) sulla comunità Lgbqi+ e il Pride dello scorso fine settimana. Nel corso della discussione i toni si sono presto accesi e in diversi hanno temuto che si arrivasse allo scontro fisico con il presidente del consiglio comunale Carmelo Cassibba che si è alzato in direzione del capogruppo del Pd Simone D'Angelo, venendo bloccato dall'assessore alla Sicurezza Sergio Gambino. Nel corso della lite non sono mancate parole come "Faccia attenzione consigliere D'Angelo" pronunciate da Cassibba, seguite da accese proteste di gran parte dell'opposizione che ha parlato di minacce abbandonando poi l'aula.

Le reazioni, D'Angelo (Pd): "FdI come Goebbels", la maggioranza: "Provocazioni"

Cos'è successo

Il consigliere Bruzzone ha ripreso le polemiche sollevate dalla Lega che giorni fa aveva protestato contro il Village Kids ai Luzzati, accusato secondo il Carroccio di "insegnare la teoria gender ai bambini". "Sono contento che il capogruppo della Lega sia attento alla tutela dei minori - ha detto Bruzzone - peccato che non l'abbia mai visto in commissione quando parliamo di asili. La nota della Lega denuncia la totale inconsapevolezza di quel gruppo politico dei temi trattati, andando ad alimentare una teoria che è una grande fake news che esiste solo nelle vostre sezioni di partito".

E ancora: "Tra gli organizzatori del Pride c'è chi non voleva il patrocinio del Comune. D'altronde se ripercorro i sette anni di amministrazione Bucci vedo un'azione che tende a marginalizzare i genovesi gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, queer, rendendoli praticamente nascosti ai più. Il sindaco ha definito la manifestazione 'divisiva' anni fa, ha sottoposto a pressione quei municipi che provavano a dire che non erano d'accordo. Ha creato il registro per le famiglie eterosessuali, sposate e con figli e non vi siete resi conto di aver auto escluso i vostri stessi leader nazionali di partito. Continuate a trascinare da anni in tribunale le famiglie omogenitoriali".

Gaggero FdI: "Pride vuole manipolare le menti dei bambini"

I toni si sono subito fatti accesi e il consiglio ha subito più di un'interruzione. In particolare sono piovute proteste accese dai banchi dell'opposizione, con tanto di prima sospensione, quando ha parlato la consigliera Laura Gaggero di FdI: "Il programma del Pride, come nelle passate edizioni, ha riproposto attività anche per i più piccoli, con dei laboratori con cui propone, attraverso il gioco, la volontà di manipolare le menti dei bambini, provando a modificare la loro percezione della vita e della sessualità".

Duro anche Paolo Aimè, Forza Italia: "Bisogna rispettare le persone omosessuali ma la teoria gender è pericolosissima, ha lo scopo di destrutturare l'umano. La famiglia naturale - dice testualmente - resta l'unico baluardo e l'unica resistenza a ogni forma di penetrazione antiumana. Non è giusto tentare di inculcare queste ideologie che vanno contro natura".

Bertorello, capogruppo della Lega, ha commentato: "Ognuno può fare quello che vuole ed è libero di vivere la propria sessualità come meglio ritiene, abbiamo sempre e solo posto un unico limite che è quello dei bambini. Possiamo non vergognarci se siamo cattolici praticanti?"

La replica: "Parole aberranti, torniamo nel medioevo"

Tra coloro che hanno replicato in seguito, Cristina Lodi (Azione): "Le famiglie che portano i bambini alle attività educative organizzate ai Luzzati sono famiglie consapevoli, si tratta di costruire una società civile che parte dai diritti di accoglienza, rispetto e convivenza. Peccato che ci sia qualcuno che parla di cose che nemmeno conosce". 

E Rita Bruzzone (Pd): "Volontà di manipolare le menti dei bambini? Trovo aberrante un'affermazione del genere, torniamo indietro al medioevo. Sono stufa di quello che cercate di infondere da circa duemila anni. I giovani fuorisede alle europee hanno votato in gran numero a sinistra, li avremo manipolati?".

L'unico che si è discostato dal resto dell'opposizione, e che alla fine non ha abbandonato l'aula, è stato Mattia Crucioli di Insieme per la Costituzione: "Ritengo censurabili le ingerenze sia quando mirano a colpevolizzare e stigmatizzare l'omosessualità, sia quando all'opposto tendono a presentare la fluidità di genere come un modello o un valore alla moda".

"Il Pride serve a ricordare che ci sono continue discriminazioni - ha aggiunto Francesca Ghio, lista Rossoverde, rivolta alla maggioranza - fate pace con la vostra coscienza perché se avete dei problemi sono tutti vostri, sono schifata da quello che ho sentito e lascio quest'aula". Una frase, quest'ultima, che ha scatenato le proteste della maggioranza e poi conseguentemente dell'opposizione, la consigliera è stata interrotta ed è esplosa una vera e propria bagarre.

Lo scontro

Subito dopo l'intervento della consigliera, lo scontro tra il presidente del consiglio comunale Cassibba e il capogruppo del Pd D'Angelo che protestava per la parola tolta a Ghio ma non a Gaggero. "Sta superando il limite, si vergogni, faccia attenzione" le parole del presidente del consiglio comunale che si è alzato, si è diretto verso D'Angelo ed è stato fermato dall'assessore Sergio Gambino prima che la lite degenerasse. A seguire, nuova sospensione.

Alla ripresa dei lavori, buona parte dell'opposizione si era allontanata dall'aula per protesta: diversi consiglieri, sia di gruppi di maggioranza sia di minoranza, hanno chiesto una terza sospensione per una conferenza capigruppo. Infine, prima delle 17, nuova ripresa: "Esprimo il mio rammarico - ha detto Cassibba - bisogna sempre cercare di mantenere un certo rigore istituzionale, lo ricordo a tutti e anche a me stesso".

Alla fine, anche il capogruppo del M5s Fabio Ceraudo è uscito dall'aula e dell'opposizione è rimasto solo Mattia Crucioli di Uniti per la Costituzione, che ha chiesto come il collega pentastellato di sospendere la discussione sulla diga per far intervenire in un secondo momento tutti i consiglieri. Ma l'assemblea è andata avanti.

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