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I camalli genovesi si schierano per Martina Rossi: "Giustizia sia fatta, lei voleva vivere"

Il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali ha manifestato giovedì sera, in occasione dell'annullamento delle assoluzioni dei due ragazzi accusati di avere tentato di violentare Martina e per questo di averne provocato la morte

 

«Martina voleva vivere non morire per violenza»: i camalli del porto di Genova si schierano di nuovo al fianco dell'ex collega Bruno e della moglie Franca, mamma e papà di Martina Rossi, nel giorno in cui la Cassazione ha annullato le assoluzioni di Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, accusati di avere provocato la morte della 21enne genovese costringendola a scappare da una tentata violenza sessuale. Martina è morta nell'agosto del 2011, precipitando da un balcone di un hotel di Palma di Maiorca.

Morte di Martina Rossi, la Cassazione annulla le due assoluzioni: sì al nuovo processo

«Martina è una giovane donna che per proteggersi dalla violenza sessuale ha avuto il forza di ribellarsi, trovando la morte - hanno denunciato i portuali, accedendo fumogeni e reggendo uno striscione che invoca giustizia per la ragazza - La sua forza e il suo coraggio li abbiamo conosciuti in questi 10 anni attraverso le azioni e le parole rotte dalla rabbia e dal dolore di Bruno e Franca che, instancabili, non si sono mai arresi, lottando per arrivare alla verità. Grazie Franca e Grazie Bruno»

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