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VIDEO | Gli infermieri voltano le spalle alla Regione: «Nel mio reparto la metà dei colleghi si è ammalato»

«Solo nel mio reparto il 50% dei colleghi si è ammalato», racconta Maurizio Rossi, in servizio nella Cardiologia del San Martino

 

«Adesso che l’emergenza è finita, chiediamo quello che ci è stato promesso»: Maurizio Rossi, responsabile provinciale del sindacato Nursing Up, è diventata la voce degli infermieri genovesi che negli ultimi mesi hanno praticamente vissuto in corsia per combattere il coronavirus. 

La «categoria più esposta», come ha voluto sottolineare Rossi - infermiere nel reparto Cardiologia del San Martino - che lunedì mattina è scesa in piazza per chiedere alla Regione, ad Alisa e in generale al governo «rispetto. 

Le offerte che ci sono state fatte non ci soddisfano, e infatti le abbiamo rispedite al mittente», ha spiegato Rossi, che ha coordinato la protesta in piazza De Ferrari con il megafono. Gli infermieri si sono sistemati a distanza di sicurezza sotto la sede della Regione, cui hanno dato simbolicamente le spalle, reggendo cartelli con scritto «rispetto per gli infermieri» e striscioni con scritto «ora tocca a noi» e «avete voltato le spalle agli infermieri». Poi un minuto di silenzio per ricordare la centinaia di vittime che il coronavirus ha mietuto in Liguria, seguito da un applauso commosso.

«Abbiamo cercato di concentrare più colleghi possibile qui per manifestare - spiega ancora Rossi - Le proposte che ci hanno fatto non sono state soddisfacenti, e in mattinata c’è un nuovo incontro con i sindacati per una nuova proposta che riguarda sia il premio economico sia il rischio e il disagio patiti dai lavoratori più esposti».

Rossi ha confermato che «solo nel mio reparto il 50% dei colleghi sono rimasti a casa malati, uno dopo l’altro. Una collega è stata molto male, altri sono stati ricoverati, alcuni hanno anche portato la malattia in casa, e il nostro era un reparto ibrido, ancora peggio che covid, perché le protezioni all’inizio come tutti hanno già fatto notare non c’erano».

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