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Samp accelera sullo stadio alla Fiera, il progetto al vaglio del Comune

A pochi giorni dal derby il presidente della Sampdoria Edoardo Garrone ha presentato in Consiglio Comunale il progetto per un nuovo stadio che dovrebbe sorgere alla Fiera di Genova

Genova - A pochi giorni dall’attesissimo derby Genoa-Sampdoria, ecco il progetto che potrebbe radicalmente cambiare il futuro alla Genova, sponda blucerchiata. Il presidente doriano, Edoardo Garrone, ha infatti presentato questa mattina al Comune di Genova il progetto per un nuovo stadio, costruibile, secondo il patron blucerchiato, in 24/36 mesi. Uno stadio da 30 mila posti con un migliaio di parcheggi dedicati, ma anche un palazzetto per altre trenta discipline sportive.

«E’ stato un incontro positivo - ha dichiarato Garrone al termine dell’incontro con i membri della commissione urbanistica e sport - ed è servito per dare un quadro organico di quello che abbiamo pensato ai membri della commissione, che fino ad ora avevano saputo le cose solo dai giornali». L'area scelta è ovviamente quella della Fiera, sul mare. «L'esperienza internazionale ci insegna che con gli stadi di proprietà le società ci guadagnano ma allo stesso tempo aumentano anche i servizi che vengono offerti alla città - ha aggiunto entusiasta Garrone -. Di certo avere stadi di proprietà può essere un modo per uscire dalla crisi del calcio italiano che ora vive solo di diritti televisivi, che andranno peraltro a scadenza».

Ma sull’iter realizzativo Garrone ha ammesso di esservi ancora lontani: «Prima di arrivare a questo dobbiamo essere noi per primi convinti delle ricadute e poi convincere la città, ma avremo tempo per vedere e valutare tutti gli aspetti».

Entusiasmo anche tra i consiglieri comunali che per la prima volta hanno potuto affrontare questo argomento nelle sedi istituzionali: «Dopo averne parlato sui giornali e le televisioni locali finalmente, dopo quattro mesi, il tema del nuovo stadio approda in consiglio comunale che è il luogo in cui devono essere prese le decisioni - commenta il consigliere del Partito Democratico, Gianni Vassallo -. Innanzitutto, a fronte di qualunque azienda che voglia fare degli investimenti, l'atteggiamento della pubblica amministrazione non può che essere costruttivo e di verifica della compatibilità tra l'interesse della società Sampdoria e quello della collettività».

«Qualunque insediamento può infatti avere effetti devastanti o, al contrario, di grande valorizzazione per il territorio in cui va a inserirsi. A maggior ragione, quando l'insediamento riguarda uno stadio di calcio in un quartiere importante come quello della Foce. Il confronto deve giocarsi su due piani: urbanistico e finanzario. Dal primo punto di vista, i principali problemi riguardano le ripercussioni che il progetto avrebbe sul tessuto commerciale esistente, sulla sicurezza dei residenti e soprattutto sui temi del traffico e della viabilità. Oltre a questo, è necessaria una valorizzazione dell'area di piazzale Kennedy. Sul piano finanziario, invece, prima di esprimere qualunque valutazione è necessario conoscere i numeri dell'investimento. Va cioè verificata la disponibilità economica della società Sampdoria, e va soprattutto capito dove e come reperire il resto delle risorse necessarie al completamento dell'opera».

«Il progetto della Sampdoria è sicuramente affascinante - aggiunge Salvatore Caratozzolo -, altra cosa è la sua messa in pratica, e le risorse finanziarie devono essere coperte interamente dalla società. Certamente questa città ha bisogno di una cittadella dello sport di respiro non solo nazionale, ma anche internazionale, che consenta a Genova di ambire all'organizzazione di quegli importanti eventi che fino ad oggi non ha potuto ospitare. Per fare questo, però, oltre alle strutture sportive servono anche le infrastrutture, e naturalmente anche su questo bisognerà intervenire.

«Al di là di questo grande progetto per la realizzazione di un nuovo stadio, non vanno però dimenticate le tante strutture medie e piccole che interessano migliaia di nostri concittadini, e a cui dobbiamo rivolgere la massima attenzione per consentire a tutti di accedere alla pratica sportiva. La mia proposta, in questo senso, è che le due maggiori società calcistiche cittadine, e quindi oltre alla Sampdoria anche il Genoa, si affianchino alle associazioni sportive esistenti nella gestione degli impianti».

Alberto Pandolfo invita a non escludere dal ragionamento lo stadio esistente, e soprattutto a non abbandonare a sé stessa quella parte di città. «Genova ha già uno stadio, peraltro collocato in un quartiere, Marassi, che recentemente è stato colpito in maniera drammatica da un'alluvione, con pesanti ricadute soprattutto sul suo tessuto commerciale. Dopo anni in cui il Luigi Ferraris ha rappresentato principalmente una servitù per i cittadini di Marassi, in prospettiva futura questo impianto potrebbe anche portare nuovi servizi e opportunità e, quindi, auspico che il dibattito sia allargato anche alla realtà già esistente. Ritengo si debba comunque procedere ad un'analisi delle criticità e delle opportunità che il nuovo progetto avrebbe sulla Fiera, senza una scelta manichea, legata ad un sì o un no dati a priori».

«Il progetto esposto dalla Sampdoria merita di essere tenuto in considerazione – valuta Claudio Villa –, in particolare per la possibilità di collegare l'area del Porto Antico a quella della Fiera. Naturalmente, ogni proposta deve avere la sua sostenibilità economica, e su questo bisognerà ragionare nei modi e nelle sedi opportune. Ben venga, comunque, qualunque progetto che oltre al calcio valorizzi anche gli sport minori».

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