menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Genoa-Sampdoria 2011: «Boselli non lo sapeva»

Massimo Leopizzi, ultras rossoblù, intercettato al telefono parla di una colletta da 350 mila euro dei giocatori blucerchiati per comprare il derby. «Chiacchiere da bar» taglia corto lui. Ma allora perché le scritte in città e i gruppi su facebook?

Genova - Perché il pubblico ministero Di Cremona Di Martino, a proposito del derby dell'8 maggio 2011 Genoa-Sampdoria ha parlato di «effetti devastanti»? La frase è contenuta nel verbale dell'interrogatorio davanti al gip di Omar Milanetto mercoledì 6 giugno nell'ambito dell'inchiesta calcioscommesse. Ieri giovedì 7 giugno 2012 ha fatto la sua comparsa presso la procura lombarda Massimo Leopizzi.



Il nome del capo ultras del Genoa è emerso in seguito ad alcune foto in possesso della procura che lo ritraggono in compagnia di Criscito e Sculli davanti all'osteria del Coccio di Sturla . Quella sera era presente anche un altro indagato, Safet Altic.

Ma il motivo della convocazione di Leopizzi pare essere un altro. C'è un'intercettazione dei giorni successivi al 28 maggio, giorno degli ultimi arresti, in cui Leopizzi racconta di aver incontrato un giocatore, non appartenente né del Genoa né alla Sampdoria, il quale gli disse che il derby era stato comperato con denaro proveniente da una colletta di giocatori della Sampdoria per una somma pari a 350 mila euro.

Il derby si è concluso poi 2-1 in favore del Genoa. Pochi giorni dopo in città sono comparse alcune scritte che ricitavano: «Boselli non lo sapeva». Su facebook esistono addirittura dei gruppi che si chiamano così. Perfino un video del gol di Boselli che si trova in rete riporta come titolo «Boselli non lo sapeva». A molti forse è capitato di domandarsi il perché di quelle parole. Ora forse la ragione appare meno oscura.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...


Leopizzi si chiama fuori dalla vicenda definendo le parole intercettate al telefono e finite agli atti come «chiacchiere da bar». Ma non è la prima volta che, nelle inchieste sul calciosommesse, si sente parlare di una colletta dei giocatori della Sampdoria per comperare le partite. Era successo a Bari. Gianni Carella, amico di Andrea Masiello, aveva raccontato di un incontro fra quest'ultimo e Angelo Palombo, allora capitano della Samp e Stefano Guberti. I blucerchiati avrebbero offerto 400 mila euro a Masiello per falsare il risultato della partita.

Il 15 maggio 2011, pochi giorni dopo il derby, Leopizzi e Fabrizio 'Tombolone' sono stati fotografati davanti all'osteria del Coccio. Per il primo, il motivo della visita stava nel voler «fare il culo a Criscito che dopo il gol non aveva esultato e non aveva festeggiato». E riferendosi alla presunta colletta, Leopizzi aggiunge «solo opinioni, sensazioni che ebbero 20 mila genovesi».

Allora perché Mimmo Criscito non aveva festeggiato al gol vittoria di Boselli? Perché quelle scritte? Perché quella sera all'osteria del Coccio c'era anche Altic? Ma la procura di Cremona non pare competente a dare una risposta a queste domande e gli atti potrebbero presto passare a Genova.

Nell'anno storico del Genoa, quello di Signorini e tutti gli altri, quel campionato 1990-1991 quando il Genoa raggiunse il quarto posto, l'allora allenatore Osvaldo Bagnoli, dopo l'eliminazione del Grifone in coppa Italia a opera della Roma con successiva contestazione alla squadra, si presentò in conferenza stampa per spiegare come, a suo modo di vedere, il vero male del Genoa fossero i tifosi. Ma quella è un'altra storia.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Caligo: Genova si sveglia (ancora) nella nebbia, le foto più belle

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

GenovaToday è in caricamento