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Genoa: Izzo dentro a un incubo, ecco cosa rischia

La Procura della Federcalcio, in merito ai presunti illeciti delle gare Modena-Avellino e Avellino-Reggina del 2004, ha richiesto sanzioni pesanti per il giocatore del Genoa Armando Izzo

Armando Izzo dentro a un incubo. Il difensore del Genoa proprio pochi giorni prima dell'impegno di Empoli è stato messo al centro di una spinosa vicenda legata al calcioscommesse.

La Procura della Federcalcio, in merito ai presunti illeciti delle gare Modena-Avellino e Avellino-Reggina del 2004, ha richiesto sanzioni pesanti per il giocatore che all'epoca giocava con la maglia irpina.

Pesantissima la richiesta della Procura, 6 anni di squalifica più richiesta di preclusione e 20.000 euro di multa. «Una stangata, non me l'aspettavo: uscirà tutta la verità ma ora sto vivendo un incubo. Ho paura di perdere tutto, la Nazionale, i miei figli. Con il ct Ventura ci ho parlato dieci minuti in occasione dello stage azzurro, tutti mi hanno sostenuto e mi sono vicini» queste le prime parole del giocatore.

Questo quanto pubblicato dal Genoa CfC sulla vita del calciatore

«Nelle intercettazioni mi chiamavano L’ignorante. 'Oh, l’ignorante non deve sapere nulla'. Avevano ragione, sono ignorante. E non me ne vergogno. Sono cresciuto a Scampia: papà lavorava anche 18 ore al giorno per garantirci una vita quasi normale. Poi una leucemia fulminante lo ha portato via. Aveva 29 anni, mia mamma 27 e io quasi 10. Sul letto di morte teneva stretto i miei 3 fratelli, tutti più piccoli. Stavo sulla porta, cercavo di non piangere. Da lontano mi ha fatto un cenno con la mano: diventavo il capofamiglia, altro che studiare. E infatti sbaglio i congiuntivi. Comunque, senza lo stipendio di papà siamo precipitati in miseria. Per mesi la mia cena è stata latte e pane duro. Saremmo finiti in braccio alla camorra, sempre in cerca di manovalanza, senza due miracoli".

Poi per fortuna la vita di Armando Izzo svolta.
"Mia madre prese a fare le pulizie nelle case: le davano 6 euro l’ora. E non si fermava mai. Io ero bravo con il pallone: a 14 anni passai al Napoli. Mamma diceva: 'Ho sognato papà, aveva ali grandi. Dice di stare tranquilli: diventi calciatore'. Non è stato semplice. La promessa fatta a papà mi dava forza. A 16 anni il Napoli mi passava qualche centinaia di euro al mese. A questo si aggiungeva l’aiuto del mio procuratore, Paolo Palermo. Il resto è frutto di sudore e determinazione... 
Le intercettazioni? Parlano chiaro, dicono che non dovevo sapere niente. Sono un ignorante certo, ma onesto..."

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