Troppi rifiuti nel mar Tirreno, il 95% è plastica

Anche la provincia di Genova è stata monitorata da Goletta verde di Legambiente, in particolare il comune di Chiavari

Non sono buone notizie quelle che diffonde Legambiente in seguito al viaggio di Goletta verde. Nei mesi di luglio e agosto, l’imbarcazione ha portato avanti il progetto di ricerca Plastic Free SEA del marine litter, lungo tutto il Mar Tirreno. L’analisi è stata effettuata congiuntamente al progetto di ricerca di Accademia del Leviatano, la ONLUS il cui scopo è promuovere, favorire, realizzare studi, di base o applicati, finalizzati alla conoscenza dei mammiferi marini, con particolare riferimento all’ambiente mediterraneo e con speciale interesse per le specie minacciate.  
In questo caso assieme a Legambiente, secondo un adattamento dello stesso protocollo scientifico, sono state monitorate più di 3000 km per 136 ore di osservazione. Le tratte analizzate sono Livorno – Bastia e Fiumicino – Ponza e tra le zone interessate anche il comune di Chiavari, in provincia di Genova.
Quel che è stato annunciato con la presentazione dello studio, presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, nel corso di un convegno organizzato dal Kyoto Club è poco confortante: il mare è letteralmente invaso dai rifiuti, in modo particolare dalla plastica. Rifiuti abbandonati li dall’uomo.
 
«I dati emersi dal monitoraggio di Goletta Verde e Accademia del Leviatano nel Mar Tirreno evidenziano come la quasi totalità dei macro rifiuti galleggianti siano di plastica e, tra questi, la percentuale più consistente è quella che riguarda le buste – ha commentato Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente. «Questo dimostra che il fenomeno della plastica in mare è un problema di dimensione globale e non riguarda solo l’Oceano Pacifico: l’Italia e il Mar Mediterraneo, infatti, sono particolarmente coinvolti e pertanto sono necessarie misure drastiche». 
C’è da dire che la situazione italiana è migliorata. Fino al 2010 infatti l’Italia deteneva il triste primato europeo di maggiore consumatore di sacchetti di plastica usa e getta. Solo con l’entrata in vigore del bando sugli shopper non compostabili le cose sono nettamente migliorate. Purtroppo però tutto questo non è bastato, visto lo stato del nostro mare. Tantissimi ancora i turisti “sbadati”, e non solo loro, che lasciano sulle spiagge o buttano in acqua moltissimi oggetti d’uso quotidiano come sigarette, accendini, buste di plastica, bottigliette. Un gesto che è diventato ormai normale e molto spesso non desta neanche più rabbia o il fastidio da parte dell’opinione pubblica.
 
La protezione del mare, e nello specifico del mar Mediterraneo, rientra anche in una determinata direttiva europea, la 2008/56/CE che stabilisce appunto un quadro normativo e degli obiettivi comuni per la protezione e la sua conservazione fino al 2020. Viene stabilito che per uno stato ambientale definibile buono è necessario che le proprietà e le quantità dei rifiuti marini non debbano provocare danni all’ambiente marino e costiero. Quello che, manco a dirlo, non sta accadendo nel nostro caso.

Le aree oggetto del monitoraggio sono state suddivise in quattro parti: Tirreno centro meridionale (Calabria Tirrenica, Basilicata, Campania e Lazio), Tirreno centro Settentrionale (Sardegna, Corsica, Liguria, Toscana) curate da Goletta Verde di Legambiente e le tratte Livorno –Bastia e Fiumicino-Ponza studiate dall’Accademia del Leviatano. Nelle zona Tirreno centro Meridionale, tra le altre, sono state monitorate anche Sapri, Marina di Camerota, Acciaroli e Punta Licosa nella provincia di Salerno. L’obiettivo era proprio quello di valutare quantità e tipologia dei rifiuti marini.

Il danno è davvero enorme, in modo particolare per l’ecosistema marino. Il Mediterraneo è soprattutto una riserva per la biodiversità, motivo per cui va assolutamente preservato al fine di evitare che intere specie scompaiano. La plastica, infatti, non solo è altamente tossica per l’acqua, in molti casi viene scambiata per cibo e ingerita, provocando l’inevitabile morte dell'animale. 

C'è poi da chiedersi quanto ci piaccia nuotare e tuffarci in un mare di plastica!

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