Se la nostra tragedia fosse di lezione

A non molto più di un anno dalla disastrosa alluvione di Genova, i dati A. N. B. I. non sono rassicuranti. L'esperienza dovrebbe avere insegnato che non si può agire solo con l'emergenza

© Alessio Sbarbaro

Non è passato molto più di un anno da quando le immagini dei fiumi di acqua che trascinavano persone e cose per le strade di Genova paralizzavano l’Italia. Appena qualche mese fa hanno preso il via i pagamenti ai comuni danneggiati per l’alluvione. Ma i dati che emergono dall’ultimo documento  dell’ A. N. B. I., l’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni, “Proposte per la crescita: sicurezza territoriale, alimentare e ambientale” non sono affatto rassicuranti.

Anche se l’opinione pubblica e gli organi decisionali sembrano ricordarsene solo nel momento della calamità, quando le immagini di cronaca fanno clamore, in Italia i comuni a elevato rischio idrogeologico sono 6.633 (oltre l’80 per cento), le persone che abitano in un territorio ad alto rischio toccano quota 6 milioni e quelle in zone a rischio medio 22; gli edifici esposti a frane e alluvioni sono 1.260.000 (dei quali 6.251 scuole e 531 ospedali). L’Italia inoltre ha bisogno di costanti e organiche azioni di manutenzione anche per l’intensa urbanizzazione e la forte antropizzazione. Conta 189 abitanti per chilometro quadrato (contro i 114 della Francia e gli 89 della Spagna), che vanno dai 68 della Sardegna ai 420 della Campania.
 

Le cifre registrate dal piano A. N. B. I. per una mitigazione del rischio idrogeologico non sono da poco, contemplano 2943 interventi, per un importo complessivo di 6.812 milioni di euro. Ma «la sicurezza territoriale, alimentare e ambientale – spiega Massimo Gargano, presidente dell’ A. N. B. I. - è presupposto indispensabile per la crescita economica di qualsiasi Paese e soprattutto dell’Italia, causa la fragilità del territorio e l’accentuata variabilità climatica».

I dati meteorologici dell’ultima stagione primaverile, piovosa –anche in Liguria- largamente sopra la media, rendono ancora più urgenti molti interrogativi sulla prevenzione idrogeologica. Proprio questi quesiti sono stati i protagonisti della “Settimana Nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione”, un’occasione, anche con l’apertura al pubblico degli impianti idraulici, per far conoscere al grande pubblico l’attività dei Consorzi e, soprattutto, il proprio territorio. “Un appuntamento – ha spiegato Massimo Gargano, presidente dell’A. N. B. I. - l’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni – che viviamo quest’anno in maniera particolare. Stiamo assistendo, infatti, a una primavera dall’andamento meteorologico anomalo con quantità di pioggia largamente superiori alla media e conseguenze pesantissime per il territorio, sia per le attività agricole che per l’equilibrio idrogeologico”. Superfluo ribadire che la prevenzione in questi casi è davvero il miglior risparmio.

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