Il mondo ittico ha un Programma nazionale

Buone notizie anche per i pesci liguri, l'obiettivo principale è difendere l'ecosistema marino. Senza intaccare la competitività del mondo della pesca, in crisi di produzione da qualche anno

@LuanaSpagnoli

Risale a poco più di un  mese  fa  l’adozione  del  Programma  nazionale  triennale  della pesca  e  dell’acquacoltura 2013-2015, il cui fine principale è tutelare l'ecosistema marino cercando di garantire la competititività del settore ittico.
Il programma rappresenta lo strumento di governo per quanto riguarda la pesca nazionale, che deve essere strettamente legato a quelle imposte dall'Unione Europea. Se da un lato questo settore è in grado di creare posti di lavoro e reddito, dall'altro è strettamente dipendente dagli ecosistemi marini, ed è fondamentale mantenerne gli equilibri. Quindi ogni strategia economica nel settore ittico non può prescindere dalla tutela delle biodiversità.

Uno studio dell’Agenzia Europea per l’Ambiente ha rilevato che "la pesca ha sovrasfruttato molti stock ittici nel Mediterraneo, determinando anche fenomeni correlati, come l'aumento della mortalità della foca monaca. Mentre attività come il collezionismo hanno decimato alcune specie di coralli e di crostacei”. E anche la Comunità Europea ha evidenziato la percentuale dei pesci pescati nel Mediterraneo eccessivamente sfruttato: più dell’85%, in pratica le quantità pescate superano le quantità dei pesci nati. Quasi 1.5 milioni di tonnellate di pesce viene pescato nel Mediterraneo annualmente con metodi di pesca distruttivi e anche illegali.

Questa è la direzione in cui il la nuova programmazione cerca di muoversi. Nel processo di adeguamento alle diverse normative dell'ultimo quinquennio, si sta avviando un cambiamento importante dal quale è imprescindibile il Fondo Europeo affari marittimi e pesca (Feamp).

Dagli studi portati avanti per il Programma nazionale italiano emerge chiaramente come  la crisi settoriale, che il mondo della pesca sta attraversando, è dovuta principalmente alla limitata competitività del sistema imprenditoriale vigente.

Se a questo si aggiunge la fragilità finanziaria delle imprese e l'aggressività della concorrenza extraeuropea, appare evidente come la stessa tradizione economica e culturale della pesca italiana, più che millenaria, è messa pesantemente a rischio. 
Il trend evidenzia che negli ultimi anni la produzione nazionale è scesa di oltre 400mila tonnellate, con un fatturato diminuito del 30% tra il 2000 e il 2011 per quanto riguarda la cattura mentre del 5% per quanto riguarda l'allevamento

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