Grazie all’Ue il traffico portuale genovese è più ecologico

Il Parlamento europeo approva l'accordo per rendere più attento all'ambiente il riciclo delle navi

di Alessio Sbarbaro

Il porto e il via vai di navi e merci che vi è connesso è un tratto imprescindibile del profilo genovese, uno degli elementi più caratterizzanti del paesaggio cittadino. Il porto di Genova è il maggiore approdo industriale e commerciale italiano in termini di scambi e di ampiezza e, in concorrenza con Marsiglia e Barcellona nel Mediterraneo, uno fra i più attivi di tutta Europa. Proprio nel nome di questo traffico vitale, nel capoluogo ligure non può che festeggiarsi particolarmente una buona notizia che arriva fresca fresca dall’Europa. Il Parlamento europeo ha appena approvato un regolamento per rendere finalmente più attento all’ambiente il riciclo delle navi.

Lo smantellamento delle imbarcazioni, infatti, è un fenomeno globale, che implica un traffico di circa 5,5 milioni di tonnellate di materiali potenzialmente rischiosi per l'ecosistema (in particolare morchie, oli, vernici, PVC e amianto). L’operazione, altamente delicata, è effettuata nel 90% dei casi nel Sud-est asiatico, utilizzando metodi molto inquinanti e rischiosi per la salute dei lavoratori, che non rispettano standard di sicurezza adeguati.
L’Unione europea ha votato per creare forme di incentivi finanziari perché tutto l’iter del riciclo avvenga in modo sicuro, attraverso un fondo finanziato dall'industria stessa. Le istituzioni Ue vogliono assicurarsi che il procedimento di riciclo rispetti i diritti dei lavoratori e dell’ecosistema. In quest’ottica, chiede la piena applicazione del divieto di esportazione di rifiuti pericolosi anche alle navi che costituiscono un rifiuto e l’esplicito divieto di arenamento, un inventario di materiali pericolosi per tutte le navi che fanno scalo nei porti dell'Ue, nonché un Fondo basato su contributi obbligatori provenienti dal settore dei trasporti marittimi, blindando un procedimento ecologicamente corretto, nel rispetto di precisi standard prestabiliti, tenuti sotto controllo attraverso apposite ispezioni.


Dopo una gestazione di oltre sei mesi, la Commissione Ambiente è riuscita a ottenere che il riciclo delle navi da smantellare avvenga solo presso le strutture autorizzate dall’Unione Europea che rispettino i requisiti minimi, che le navi compilino un inventario delle sostanze pericolose presenti a bordo e che i proprietari delle imbarcazioni predispongano fin dal varo della nave un “piano di riciclo”. Spetta al Paese membro di provenienza del natante controllare e certificare il tutto.

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