Demolitori di plastica nel Santuario Pelagos

L'Equipaggio di Nave Magnaghi, con il progetto "Plastic Busters", sta raccogliendo dati allo scopo di stabilire il livello di inquinamento dei mari. Da La Spezia alla Francia, passando per Genova

@Stefano Bertolotti

Un’Equipe dell’Università di Siena, lo scorso 7 ottobre, è salpata dal porto di La Spezia a bordo della Nave idro-oceanografica Ammiraglio Magnaghi per condurre un monitoraggio accurato delle materie plastiche nelle acque del “Santuario Pelagos”, un’Area Marina Protetta (AMP) compresa nel territorio francese, monegasco e italiano e classificata come Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo.

L’attività, si legge nel comunicato della Marina militare si colloca nell’ambito della Campagna Idro-Oceanografica 2013 che vede l’Equipaggio di Nave Magnaghi impegnato nel progetto “Plastic Busters” per la raccolta di dati allo scopo di stabilire il livello di inquinamento dei mari - realizzare una mappa delle macroplastiche e micro plastiche, sfruttando il livello di contaminazione dei campioni di plancton raccolti - in superficie e in profondità – nelle diverse aree della AMP oltreché stabilire i profili chimico-fisici della colonna d’acqua misurati con una sonda multiparametrica in dotazione all’Unità.
Al compito istituzionale della Marina Militare di avvistamento e mappatura dei cetacei si affianca l’interesse dell’Università di Siena e del progetto “Plastic Busters” il cui obiettivo è anche quello di analizzare piccoli campioni di cute dei cetacei per constatare il livello di contaminazione da macroplastiche dei mammiferi marini. Tale attività di monitoraggio di materiale plastico assume, quindi, una importanza vitale in un area marina protetta come il ”Santuario Pelagos”.

La Marina Militare è da sempre attenta alle problematiche connesse alla presenza di addensamenti di plastiche nel mare, fenomeno che inizia a diventare una vera emergenza anche per il Mediterraneo. Il progetto “Plastic Busters” è condotto sotto l’egida delle Nazioni Unite e pone in essere azioni concrete necessarie a stabilire con certezza la presenza di plastica in mare ed a pianificare, fin da subito, a livello internazionale, azioni di mitigazione e riduzione del fenomeno.

Che si tratti di acque colme di plastica lo sappiamo bene. Risale solo a qualche mese fa un monitoraggio condotto nel mar Tirreno da Goletta Verde insieme all'Accademia del Leviatano lungo 3000 km di mare per un totale di 136 ore di osservazione. Secondo i dati raccolti, infatti, è plastica ben il 95% dei macro rifiuti galleggianti avvistati (ovvero rifiuti di dimensione superiore ai 25 cm). Di questi, circa il 41% è costituito da buste e frammenti vari. 

Secondo l’associazione ambientalista, la ragione di queste cifre spaventose risiede nel primato italian, fino al 2012, per consumo di sacchetti di plastica usa e getta, infatti da noi si consumava il 25% del totale degli shopper venduti nel nostro continente. Percentuale che ora si è drasticamente ridotta dopo l'entrata in vigore del bando sugli shopper non compostabili. Motivo in più per continuare a chiedere a gran voce l'estensione del bando a tutti gli Stati Membri dell'UE. Questo sarebbe un passo fondamentale anche per la tutela della biodiversità marina (ad esempio l'ingerimento di sacchetti di plastica causa la morte di molti mammiferi marini per soffocamento) e per il raggiungimento degli obiettivi di qualità fissati dall'Europa (il raggiungimento di uno stato ambientale "buono" entro il 2020).  
  

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