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Villa Durazzo Pallavicini di Pegli è tra i luoghi del cuore Fai più amati in Italia: storia e curiosità

Nel parco ci si trova a viaggiare attraverso ambientazioni neoclassiche, neogotiche, cineseggianti e rustiche, inserite in una vegetazione di piante esotiche e mediterranee, punteggiata da sculture e monumenti

Continuiamo la nostra rassegna alla scoperta dei Luoghi del Cuore Fai a Genova: si tratta dei luoghi di arte, storia e cultura giudicati più belli in città, inseriti nel censimento 2020 del Fai. Andiamo oggi alla scoperta di Villa Durazzo Pallavicini di Pegli, arrivata al terzo posto nella classifica regionale e al 18esimo posto in tutta Italia, con 14.865 voti. La bellissima villa pegliese si conferma dunque uno dei luoghi più amati non solo della Liguria, ma di tutta Italia, un gioiellino da scoprire.

Ma qual è la sua storia? Lo scopriamo grazie alle informazioni dell'associazione Amici di Villa Durazzo Pallavicini, che ha promosso l'inserimento di questo bene nei Luoghi del Cuore.

Uno tra i maggiori giardini storici a livello europeo

La Villa - fa sapere l'associazione - si trova nel quartiere residenziale del ponente di Genova. Il parco romantico annesso, con un estensione di 8 ettari e comprendente anche il Museo di Archeologia Ligure, è uno tra i maggiori giardini storici a livello europeo.

È stato anche proclamato Parco più bello d'Italia nel 2017.

Un parco in "tre atti" progettato dallo scenografo del teatro Carlo Felice

Il parco venne costruito per volere del marchese Ignazio Alessandro Pallavicini, il quale ne affidò la progettazione e la completa realizzazione a Michele Canzio, scenografo del Teatro Carlo Felice nonché maestro presso l'Accademia Ligustica di Belle Arti. I lavori che furono realizzati tra il 1840 e il 1846, anno dell'inaugurazione ufficiale anche se proseguirono ancora qualche tempo, diedero compimento ad un'opera considerata oggi tra le più alte espressioni di giardino romantico ottocentesco, grazie all'ingegno di Michele Canzio che ha composto un itinerario esoterico-massonico, articolandolo su una struttura scenografica melodrammatica, composta da un prologo, un antefatto, tre atti di quattro scene ciascuno e un esodo finale.

Nel parco ci si trova quindi a viaggiare attraverso ambientazioni neoclassiche, neogotiche, cineseggianti e rustiche, inserite in una vegetazione di piante esotiche e mediterranee, punteggiata da individui monumentali. Superato il prologo che rappresenta la selva oscura di Dante, nella quale l'uomo si perde cercando risposte sul suo futuro, si incontra il Viale Classico che rappresenta l'antefatto al racconto filosofico.

Oltre l'Arco bifronte si sviluppa il primo atto dedicato all'incontro con la natura che contiene episodi quali l'Oasi esotica e il famoso Viale delle Camelie considerato il raggruppamento più ampio e più antico d'Italia della specie japonica.

Il secondo atto, dedicato alla rimembranza della storia è caratterizzato dalla messa in scena di un feudo medievale che contiene il Castello e il Mausoleo del Capitano, recentemente restaurati e nuovamente resi visitabili.

Il terzo atto conduce alla Purificazione dell'anima all'interno delle Grotte e all'accesso nel paradiso, rappresentato dal Lago Grande, campeggiato dal Tempio di Diana, e dagli eleganti Giardini di Flora.

Il parco oggi

Il parco è diventato un bene comunale nel 1928 quando la principessa Matilde Giustiniani lo ha donato al Comune di Genova. Dopo decenni di abbandono un restauro importante svolto tra il 2010 e il 2016 ha permesso la riapertura integrale del bene avvenuta il 23 settembre 2016. Il parco è oggi affidato dal Comune in concessione all'ATI Villa Durazzo Pallavicini, composta dall'APS Amici di Villa Durazzo Pallavicini, dalla Cooperativa Sociale L'Arco di Giano e dallo Studio Ghigino&Associati architetti, che si occupa sia della manutenzione che della gestione turistica.

Grazie al Fai, nel 2018 il parco ha ottenuto un contributo di 12mila euro per un intervento di restauro. L’intervento sostenuto da Fai e Intesa Sanpaolo - richiesto dall’associazione stessa - si è concentrato sul restauro del Chiosco delle Rose, parte dell’Esodo che conclude i tre atti della scenografia di Canzio e che sviluppa il tema dei giochi d’acqua. Il chiosco è composto da una struttura a treillage in ferro battuto che fa da supporto al ramage delle rose e contiene un piccolo vano a dodici lati, a cielo aperto, nel quale venivano introdotte le persone che venivano poi ‘spruzzate’ dai getti d’acqua. Un tempo la struttura era perimetrata da una parete composta da elementi a persiana in legno: l’intervento ha permesso di riportare il chiosco e i giochi alla struttura originale.

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