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La macabra storia del Palazzetto Criminale di Genova e dei suoi torturati

Il palazzo, nel centro storico, venne costruito per ospitare gli uffici dell'amministrazione giudiziaria e il carcere per i detenuti comuni

Forse non tutti conoscono la storia del Palazzetto Criminale, in via Tommaso Reggio, nel cuore del centro storico di Genova, vicino a Palazzo Ducale.

Il palazzo, edificato alla fine del XVI secolo, per due secoli venne utilizzato come carcere e tribunale: da qui il famigerato e "macabro" nome. Poi, nel 1817, divenne sede dell'Archivio di Stato.

Il Palazzetto Criminale venne costruito, come dicevamo, per ospitare gli uffici dell'amministrazione giudiziaria e il carcere per i detenuti comuni. I prigionieri politici, invece, erano rinchiusi nella Torre Grimaldina e nel sottotetto del Ducale.

Ma cosa si trovava dentro a questo edificio a fine '500-inizio '600? Fabrizio Calzia in "101 storie su Genova che non ti hanno mai raccontato" spiega che pare che vi fossero 32 celle di cui 18 segrete. Alle finestre c'erano solo sbarre di ferro senza vetri o altre coperture che riparassero i prigionieri da freddo, pioggia o vento.

Si dormiva sulla paglia (se si avevano i soldi per acquistarsela), e il menu era ovviamente costituito da pane raffermo e altri scarti. 

C'era uno spazio - l'examinatorio - in cui i prigionieri incontravano i giudici, e spesso venivano sottoposti a tortura. Sembrerà strano, ma la Praxis criminales aveva introdotto delle regole che valevano anche per la tortura, che non poteva durare più di un tot, e poi l'interrogato poteva chiedere una breve pausa per qualche sorso di vino, o per soddisfare necessità corporali.

E c'è chi dice che, ancora oggi, ad ascoltare bene, si possano risentire ogni tanto le grida e le imprecazioni di chi veniva sottoposto a tortura.

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