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Dai podcast al teatro, il cantastorie Repetto: "Ritroviamo la socialità perduta con il covid"

Intervista a Simone Repetto, le sue 'Storie notturne per persone libere' sono costantemente nelle prime dieci posizioni per gli 'Spotify fiction' più ascoltati in Italia e sono diventate uno spettacolo teatrale con due date a inizio febbraio in Liguria

Piemontese di nascita, genovese d'adozione e cantastorie per vocazione. Simone Repetto è un menestrello 2.0 che porta nelle case degli italiani, attraverso un podcast di grande successo, piccole e grandi storie. Dalle vicende di paese alle storie di persone e popoli straordinari, che si intrecciano in tracce tra i tre e i dieci minuti, racchiuse nel titolo onirico 'Storie notturne per persone libere'. Un podcast costantemente nelle prime dieci posizioni per gli 'Spotify fiction' più ascoltati in Italia, spesso nelle prime cinquanta posizioni della classifica assoluta, che si è poi trasformato in uno spettacolo teatrale, con due date nella prima metà di febbraio: sabato 5 febbraio al teatro 'Il Sipario strappato' di Arenzano e poi il sabato successivo, il 12, all'antico teatro Sacco di Savona.

Quanto è genovese Simone Repetto? 

"Il mio paese, Arquata Scrivia, è proprio al confine con la Liguria, sono nato lì e Genova è la città che sento mia, quindi non so se mi ha adottato, bisognerebbe chiederglielo, ma certamente la sento come la mia città".

Come nasce 'Storie notturne per persone libere'? 

"Nasce dalla passione di raccontare storie naturalmente e di farlo in una maniera un po’ antica. Riprendo e racconto la tradizione dei cantastorie che mi ha dato la grande libertà di poter mischiare storie diversissime, comiche e commoventi, e di tenerle insieme tutte nella stessa notte. Inizialmente 'Storie notturne per persone libere' è nato come podcast, che esiste ancora, ogni giovedì ha un nuovo episodio, e poi, visto che è andato bene, ho pensato di portarlo anche dal vivo, adattandolo naturalmente al teatro e mischiandolo con la comicità".

Nella nascita del tuo podcast c'è un legame con la pandemia e con tutta quella perdita di socialità e umanità che ne è derivata?

"Un triplo nodo. Il primo episodio del podcast è uscito poco prima del primo lockdown e una delle cose più belle che mi siano capitate è stata ricevere mail e commenti di persone che mi ringraziavano della compagnia in un periodo così difficile per tutti. Il secondo nodo mi riguarda. Stare tanto isolato mi ha fatto tornare la voglia di salire su un palco e di incontrare la gente e il terzo nodo è una sorta di reazione. Ci siamo abituati a termini, forse necessari, ma terribili come 'distanziamento sociale', 'evitare gli assembramenti', 'niente strette di mano, abbracci, baci'. Avevo voglia di raccontare un tempo in cui tutta la comunità si ritrovava e si facevano 'le veglie', da me si chiamavano così, e ci si raccontava storie stando insieme, belli assembrati. Non voglio fare un’operazione nostalgia, voglio farci un augurio per il futuro".

Quanto reale e quanto 'romanzo' c'è nelle storie che racconti?

"Di reale c’è molto, ci sono le storie della mia famiglia, del mio paese, dei personaggi che hanno fatto parte della mia vita e poi c’è anche un bel po’ di romanzato, di paradossale, di surreale, e di romanzo, nel senso proprio del termine, perché alcune delle storie arrivano dritte dritte da libri bellissimi".

Una storia che hai raccontato e che bisogna assolutamente ascoltare.

"Difficile dirlo anche perché come nella migliore tradizione dei cantastorie, le storie cambiano sempre, non sono sicuro di quelle che racconterò, dipende da come mi sentirò, dal pubblico, dall’atmosfera. Nel podcast ne ho raccontate oltre 100, sul palco ne porterò almeno cinque o sei. C’è la storia di una bambola che viaggiava per il mondo, la storia di un rigore lungo una settimana, la vicenda bizzarra di un giornalista che si innamora per la prima volta all’età di 90 anni... e poi ci sono le storie che fanno ridere, quella dei fungaioli, di Pollyanna o del prete che c’era quand’ero bambino. Bisogna venire a sentirle tutte (sorride)".

Quanto tempo ci vuole per realizzare un podcast?

"Richiede il suo tempo. Specie per chi come me fa tutto artigianalmente: ideazione, scrittura, incisione e post produzione. All’inizio ci mettevo un po’ di più, ora ci ho preso un po’ la mano e in una giornata un episodio me lo porto a casa".

Ti aspettavi questo boom di ascolti?

"Proprio no. Specie l’impennata di ascolti che ho avuto i primi mesi proprio non me l’aspettavo. Ora il podcast si sta diffondendo e la competizione si fa più dura, molte grandi produzioni iniziano a fare i loro prodotti audio ma sono comunque molto contento perché il podcast mi ha portato un sacco di belle cose".

Dove possiamo seguirti per seguire il tuo lavoro e tutte le tappe degli spettacoli?

"Su instagram, @_simonerepetto_ e sui vari social, se non mi dimentico di aggiornarli, altrimenti
c’è anche un sito fatto malissimo, l’ho fatto io, dove ci sono tutte le informazioni, simonerepetto.com".

Prima di salutarti, perché venire a vedere un tuo spettacolo?

"Perché abbiamo bisogno di ascoltare storie, di ritrovare il piacere di stare insieme, ne abbiamo proprio bisogno. E poi perché è uno spettacolo che, quando viene bene, accende le lucciole anche in inverno. Lo so che non si capisce, detta così, per capire cosa intendo bisogna venire a teatro, è un ricatto (ride)".

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