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«Noi studenti speravamo di riprendere le attività universitarie in presenza»

Redazione

Riceviamo e pubblichiamo.

Sono un rappresentante degli studenti dell'Università di Genova. Mi permetto di scrivere direttamente a voi in quanto siete una delle testate giornalistiche più lette e diffuse sul territorio genovese, soprattutto dai giovani. La mia vuole essere solamente una riflessione rammaricata per essere venuto, oggi, a conoscenza tramite riunioni ufficiali del fatto che le lezioni e gli esami del primo semestre dell’Anno Accademico 2020/2021 si terranno nuovamente in modalità telematica.

Purtroppo la situazione di crisi persevera da febbraio, anche se ora pare essersi attenuata. Proprio in virtù di questa timida luce in fondo al tunnel, noi studenti speravamo di poter riprendere le nostre attività universitarie in presenza, ovviamente rispettando tutte le dovute norme di sicurezza, quali il distanziamento interpersonale e l’igienizzazione delle mani all’ingresso delle varie strutture dell’Ateneo. Purtroppo così non sarà e fino a febbraio 2021 l'intendimento è quello di promuovere quasi esclusivamente la didattica a distanza.

Premesso che tengo a sottolineare il fatto che la didattica a distanza ad oggi è stata valida ed anche gli esami sono stati svolti senza particolari difficoltà (tranne qualche connessione ad internet o problemi di device). Questa modalità non credo possa sostituire per intero la didattica classica in presenza. L’università, oltre ad essere un luogo nel quale si partecipa alle lezioni e si sostengono gli esami è un ambiente di convivialità, permettetemi, nel quale si stringono legami e relazioni tra persone appartenenti ad uno stesso gruppo. Si affrontano gli esami insieme, si usufruisce degli spazi comuni, delle biblioteche, dei giardini, delle aule studio e tutto ciò aiuta a crescere e formare un soggetto.

Tutto questo è venuto meno in questi mesi e tutti ne siamo rammaricati, ma vorremmo che gradatamente si potesse ritornare ad una, seppur minima, parvenza di normalità. Molti studenti e molte studentesse sarebbero disposti anche a dilatare i tempi di permanenza nelle strutture universitarie. Un sondaggio di qualche settimana fa proprio dell’Ateneo ci segnalava questa opzione.

Vorrei segnalare anche i possibili, e prevedibili, disagi derivanti dal fatto che i cosiddetti uffici bassi, ovvero quegli uffici direttamente a contatto con l’utenza, sono reperibili solamente via e-mail e non vi è possibilità di contattarli telefonicamente o di prendere appuntamento in presenza. L'esperienza di rappresentante degli studenti mi porta a dire che soprattutto nei primi mesi del primo semestre (settembre-dicembre) uffici come quello dell’Orientamento o l’ufficio tasse, o gli sportelli dello studente sono di fondamentale importanza principalmente per le matricole le quali hanno bisogno di molte informazioni iniziali.

Anche per quanto riguarda i tirocini, di estrema importanza per un primo approccio al mondo del lavoro, sarebbe opportuno ed indispensabile poter nuovamente svolgerli totalmente in presenza. Soprattutto per chi ha scelto di scrivere una tesi in azienda. Eseguire un tirocinio di questo tipo da remoto risulta poco proficuo sia per lo studente/studentessa sia per la ricerca stessa. Trovo sufficientemente triste il fatto che l'università e l'istruzione vengano sempre inseriti per ultimo nell'ordine delle priorità di un Paese. Risulta davvero poco credibile riaprire discoteche, bar, ristoranti ed aziende e non riaprire, ribadisco con tutte le misure di contenimento e di protezione previste, luoghi di formazione.

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Commenti (5)

  • Sarà compito dell'università cercare di ridurre i disagi il meno possibile, non credo che la soluzioni per sopperire ai disagi sia riaprire l'Università, a distanza funziona e permette di fare stare a casa molte persone, meno persone in giro, meno possibilità di contagi. Ovvio la modalità in presenza è meglio, ma oggi non ve ne sono le condizioni. Concordo con lo studente sul fatto che i rapporti sociali si possano logorare, ma c'è anche da dire che siamo nel 2020 e la tecnologia ci può venire in soccorso. Penso che questo articolo rappresenti una piccolissima parte del corpo studentesco, chiedo al rappresentante se potesse fornirci degli elementi di carattere statistico- scientifico per avvalorare la sua tesi, sarebbe interessante, perché cosi senza alcun dato questo articolo rimane solo di carattere opinionistico, come delle chiacchiere da osteria. Come dice il Sig. Marcello magari qualche lettura politologia sarebbe necessaria e consigliata, visto che c'è interesse verso queste tematiche, è importante conoscere la tecnica per sviluppare un pensiero. Homines dum docent discunt

  • Dunque, mi dispiace dovermi accordare a quanto fin detto, non condivido questo articolo in nessuna delle sue parti. Abbiamo avuto 35.129 decessi durante questo tragico anno, e non mi sembra giusto riaprire tutto come il pre Covid. Dobbiamo tutelare le imprese, gli artigiani e tutti coloro che hanno la partita iva, cosi giustifico il fatto dell'apertura di ristoranti, bar ecc...Non possiamo permetterci di ritornare alla vita normale e vanificare le vite e gli sforzi fatti fino ad oggi. Credo che questo studente benché abbia fatto più che bene a scrivere, sia un nostalgico delle aule universitarie e degli affetti, e comprendo benissimo, ma vorrei ricordargli che è possibile usufruire di tutto ciò in altri luoghi. Ora dobbiamo sacrificarci ancora un po' per far si che la ripresa totale sia più vicina. Mi dispiace pensare che il ritornare all'università sia il pensiero predominante nella testa degli studenti, bisogna mettere gli egoismi da parte, e fare ciò che è meglio per la collettività. Bisognerebbe leggere qualche libro di Weber per capire quanto le politiche per la collettività siano importanti, è una lettura che consiglio a questo studente, che come credo di aver capito studia altro. Consiglio un bellissimo testo: Studi critici intorno alla logica delle scienze della cultura (Kritische Studien auf dem Gebiet der kulturwissenschaftlichen Logik), 1906. Sono sicuro che capirà meglio il funzionamento di uno stato e delle politiche che andrebbero adottate.

  • D'accordissimo con Marco, mi sembra un assurdità questo articolo, come si può pensare che l'università dopo tutto quello che abbiamo passato possa ritornare ai suoi regolari ritmi, lo vorremmo tutti caro Stefano, ma ad oggi la salute dei nostri studenti, del personale e dei docenti è al primo posto. Spero tu possa capire il mio punto di vista, credo di avere qualche anno in più di te, e ti posso assicurare che è una decisione saggia e sono convinta che molti tuoi colleghi sono di questo avviso. La didattica va fatta in presenza ma non ora. Sono fiduciosa nel università e sono sicura che essa provvederà a sopperire a tutte le lacune che grazie all'imprevedibilità dei fatti si sono venute a creare. Hai fatto bene a portare la tua voce alla luce (anche se sinceramente in alcuni punti non ho ben afferrato la "consecutio temporum ";) ma credo che la strada da fare oggi sia questa. Un forte abbraccio.

  • Non sono d'accordo, come si può pensare di ritornare nelle aule universitarie in questo clima di incertezza? Non stiamo parlando di classi scolastiche, composte da massimo 30 alunni, ma parliamo di aule universitarie che possono arrivare a contenere anche 300 persone, un esempio è quello dei corsi di economia e medicina, che contano nei primi anni molti iscritti, che, anche se divisi in frazionamenti restano comunque tanti. Mi sembra assurda questa presa di posizione, non si capisce la differenza tra attività che devono ripartire per dare spinta all'economia del nostro paese (anche se non del tutto in sicurezza) e delle attività che possono continuare ad essere erogate a distanza, come i corsi universitari. Fermo restando che le lezioni in presenza sono più impattanti, bisogna far i conti però con i rischi e con la realtà dei fatti. Credo che questa segnalazione sia circostanziale a pochi studenti, confido nella saggezza e lungimiranza della restante parte che capisce la gravità dei fatti, e le politiche da attuare. Credo che la decisione dell'Università di Genova sia saggia, e ben ragionata. Mi rivolgo allo studente con una locuzione latina che spero possa fargli capire come le decisioni vadano prese RAGIONANDO: caput imperare, non pedes.

    • Ma come siete tutti illuminati ! Le contraddizioni non sono certo in quello che scrive il "nostro " universitario ma nelle regole che permettono promiscuità ( vedi aperitivi e spiagge ) e negano la possibilità di accesso alle università , compresi i laboratori dove gli studenti fanno ricerca e preparano le tesi ) di potrebbe fare così , state a casa voi , non andate a lavorare e non uscite di casa ( così starete sicuri ) e facciamo in modo che l' università riprenda l'attività in presenza .

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