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Tre personaggi famosi a cui Genova è rimasta nel cuore

Sono tante le persone che, pur essendosene andate via per sempre o per alcuni periodi della propria vita, o pur essendo solo di passaggio, non sono riuscite a trovare altre città che potessero sostituire Genova nei loro cuori

Genova è a dir poco meravigliosa, e sono tante le persone che, pur essendosene andate via per sempre o per alcuni periodi della propria vita, o pur essendo solo di passaggio, non sono riuscite a trovare altre città che potessero sostituire la Superba nei loro cuori.

Una delle unicità della nostra città è che, nonostante i "mugugni" e le cose che non vanno, quando ci allontaniamo veniamo sopraffatti dalla "saudade", e iniziamo a ricordare il saluto della Lanterna, i dolci paesaggi della costa, le alture così vicine al mare, le casette colorate e il fascino dei caruggi.

Eugenio Montale: «Genova non saprei dimenticarla»

Uno dei più famosi poeti e scrittori italiani, Eugenio Montale, premio Nobel per la letteratura, è nato a Genova nel 1896.

Rimane nel capoluogo ligure per tutta l'adolescenza, poi nel 1917 viene dichiarato idoneo al servizio militare e inizia a girare: Novara, Parma, poi al fronte, in Vallarsa, Rovereto, Chienes. Più avanti vive l'ascesa del fascismo (da cui prende le distanze) nella provincia ligure, infine a Firenze per lavorare per l'editore Bemporad. E ancora a Milano, dove muore nel 1981.

Ma nonostante i suoi trasferimenti, non dimenticò mai l'amata Genova. Disse: «Quando io venni al mondo Genova era una delle più belle e tipiche città italiane. Aveva un centro storico ben conservato e tale da conferirle un posto di privilegio tra le villes d'art del mondo; una circonvallazione più moderna dalla quale il mare dei tetti grigi d'ardesia lasciava allo scoperto incomparabili giardini pensili; e a partire dalla regale via del centro una ragnatela di caruggi che giungeva fino al porto. [...] Genova non saprei dimenticarla».

Giorgio Caproni: «Genova me la sogno di notte, la sospiro di giorno»

Altro poeta molto importante per la letteratura italiana è Giorgio Caproni, nato a Livorno nel 1912. Nel 1922, a 10 anni, si trasferisce con la famiglia a Genova, dove il padre aveva trovato lavoro presso l'azienda conserviera Eugenio Cardini.

In età adulta, nel 1939, dopo un breve periodo a Pavia si trasferisce a Roma, dove muore nel 1990.

insomma, un lungo periodo nella Capitale che però non è bastato a fargli dimenticare la Superba: «Genova - scrisse - è una città che mi ha stregato. Nemmeno ora che vivo a Roma riesco a levarmela di dentro [...] Me la sogno di notte, la sospiro di giorno. Per dirla alla francese, je suis malade de Gênes»

Charles Dickens: «Una striscia di lucentezza»

Anche il famoso scrittore inglese Charles Dickens - che era anche reporter di viaggio - è stato per qualche tempo a Genova, per l'esattezza tra il 1844 e il 1845. Fu in questa tappa genovese, tra l'altro, che trovò l'ispirazione per scrivere "Le campane".

E di Genova conservò per sempre un ricordo indelebile: «Quando potrò dimenticare le strade dei palazzi: la strada Nuova e la strada Balbi? O come l'una mi apparve un giorno d'estate quando la vidi la prima volta sotto il più smagliante dei cieli estivi blu intenso che la sua stretta prospettiva di immense dimore riduceva ad una affusolata e preziosissima striscia di lucentezza, in contrasto con l'ombra scura sottostante?»

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