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Wikimedia@Ilaria Camprincoli

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Parco Villetta di Negro: un magnifico polmone verde nel pieno centro di Genova

Un piccolo gioiellino in cui andare per staccare la spina anche per pochi minuti, e passeggiare in un luogo tranquillo e - come per "incanto" - quasi lontano dalla città, pur essendo nel centro

Chi conosce il centro di Genova sa che a due passi da piazza Corvetto, nel cuore pulsante della città, tra i palazzi e le strade, si trova un piccolo gioiello verde tutto da scoprire: il parco di Villetta Di Negro.

Si tratta - come sostiene il comitato Amici di Villetta di Negro sul sito del Fai - di uno dei più antichi e prestigiosi polmoni verdi della città, che si sviluppa lungo una serie di viali che salgono lungo i lati di una collinetta. Purtroppo adesso in stato di degrado rispetto a un tempo.

Il parco fu realizzato dal marchese Gian Carlo Di Negro (Genova 1769-1857) che aveva acquistato nel 1802 il rilievo, e si era impegnato a fondare e sovvenzionare per sei anni una scuola di botanica, confluita poi nella cattedra di botanica presso l'Università di Genova. Sulla sommità della collina sorgeva l'ottocentesca villa voluta da Di Negro e progettata dall’architetto Carlo Barabino, attorniata da un giardino lussureggiante adornato di cascate, voliere in legno, giochi d'acqua, busti di personaggi illustri, statue ed edifici neogotici. Veramente un piccolo gioiellino in cui andare per staccare la spina anche per pochi minuti, e passeggiare in un luogo tranquillo e - come per "incanto" - quasi lontano dalla città, pur essendo nel centro.

Il marchese fu uomo di grande cultura, con una rete di contatti a livello internazionale, amante della mondanità e delle feste. La villetta divenne punto di riferimento di numerosi intellettuali e personalità del tempo e furono ospiti del marchese, fra i molti, Madame de Staël, George Byron.

Nel 1942, come ricorda il portale del Comune di Genova, durante la seconda Guerra Mondiale, l'edificio venne colpito e distrutto dai bombardamenti navali degli alleati contro la città. Nel 1948 il Comune finanziò la ricostruzione dell'edificio, che ha quindi assunto la forma definitiva.

Si segnalano quali particolarità botaniche due platani monumentali, risalenti alla fondazione del parco, e tre sequoie posate intorno al 1870.

Attualmente la Villa è sede del Museo d’arte Orientale Chiossone, nell'edificio dall'architettura razionalista progettato nel 1953 da Mario Labò.

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