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Perché a Genova per indicare un debito si dice "puffo"?

Niente a che vedere con i simpatici omini blu, naturalmente, all'origine della parola utilizzata anche in altri dialetti

In genovese si chiamano puffi, in romanesco buffi, in veneto puf: sono i tanto odiati debiti disseminati qua e là da persone che non si preoccupano troppo di saldarli neanche in seguito.

Avere tanti "puffi" non è una bella condizione in cui ritrovarsi, insomma, ma perché viene utilizzato questo termine, lo stesso che si usa per indicare i simpatici omini blu dei cartoni animati?

Niente a che vedere, naturalmente, con le creaturine di Peyo, anche se l'origine della parola è incerta. Nella "Strenna triestina" del 1841 viene scritto che "puf" (da cui deriva il genovese "puffo") sarebbe «uno dei più espressivi termini del veneziano dialetto, e non una creazione straniera. È onomatopeica: per traslato chiamasi dunque "puf" anche la stoccata che dà alla tua borsa lo spacciatore di baje, il quale promettendoti mare e monti ti lascia con le mani piene di mosche».

In realtà l'espressione è utilizzata anche in Belgio: "faire pouf" significa proprio non pagare i propri debiti (spesso presso un commerciante).

Che sia davvero un'espressione onomatopeica, per indicare la "stoccata" che danno al borsello i disonesti?

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