Curiosità: Niccolò Paganini, la casa in cui morì il celebre compositore genovese non è in Italia

Forse non tutti lo sanno, ma la casa (con tanto di targa in italiano) si trova a Nizza. Lì morì Paganini, ma in Francia non arrivò mai il permesso per seppellirlo in terra consacrata

Il celebre compositore genovese Niccolò Paganini, violinista famosissimo e tra i più importanti esponenti della musica romantica, è molto conosciuto nella nostra città, che di recente gli ha anche dedicato una mostra e che ospita il Paganini Genova Festival.

Paganini nacque a Genova il 27 ottobre del 1782, ma la sua casa natale venne abbattuta negli anni '70, durante il nuovo assetto urbanistico della città. Esiste invece tuttora la casa in cui egli morì il 27 maggio 1840, ma non si trova in Italia bensì in Francia, a Nizza.

Il compositore, dopo aver percorso più volte l'Italia in lungo e in largo e numerosi Paesi all'estero, facendosi applaudire in tutte le città in cui si esibiva.

Poi la malattia, un lungo calvario iniziato nel 1834: a Paganini venne diagnosticata una tubercolosi che si fece via via sempre più debilitante (basti pensare che dagli sforzi della tosse non riuscì più a parlare e diventò completamente afono). Morì nel 1840 a Nizza, in casa del presidente del Senato. Il vescovo d Nizza - a causa delle voci sulla sua vita "irreligiosa", sfrenata e dissoluta, che arrivarono persino a insinuare un sospetto "patto con il diavolo" - ne vietò la sepoltura in terra consacrata, e dunque il suo corpo venne imbalsamato e conservato nella cantina di quell'abitazione. Successivamente, dopo vari spostamenti nel 1853 Paganini fu sepolto nel cimitero di Gaione e poi in quello della Villetta di Parma.

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Ancora oggi, a Nizza, in rue de la Préfecture, c'è una targa in italiano sul palazzo in cui il compositore morì: «Poi che da questa casa volgendo il giorno XXVII di maggio del MDCCCXL lo spirito di Nicolò Paganini si ricongiunse alle fonti della eterna armonia giace l'arco potente di magiche note ma nelle aure soavi di Nizza ne vive ancora la dolcezza suprema».

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