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Martedì, 18 Giugno 2024
Costume e società

In un libro i "matti della città di Genova"

Tanta ironia (e qualche frecciata) nel "Repertorio dei matti della città di Genova" a cura di Paolo Nori, che cita non solo persone sconosciute ai più, ma anche personaggi noti in città: qual è il confine tra normalità e stravaganza? Chi è che lo decide? E chi sono i veri 'matti'?

C'era quello che su un muro di Genova aveva scritto "Basta scritte sui muri di Genova", una signora all'Acquasanta che "se le passavi davanti a casa e non era in buona, ti rincorreva con l'accetta", un ragazzo di San Martino che "una volta si era arrabbiato così tanto che aveva scagliato una Vespa Primavera a diversi metri di distanza, poi si era accorto che era la sua", ma ci sono anche cantautori, politici, giornalisti, personaggi del mondo del calcio. Con una riflessione: dov'è il confine tra normalità e stravaganza? Chi è che lo decide? È più 'matto' quello che - come direbbe De André - ha un mondo nel cuore e non riesce a esprimerlo con le parole, o il miliardario che mette un cartone sulla finestra rotta per tre anni pur di non dare 50 euro a un vetraio? 

Ce n'è insomma per tutti nel libro "Repertorio dei matti della città di Genova" a cura di Paolo Nori, edito da Marcos y Marcos nel 2017. 

Nel corso dei suoi seminari, Paolo Nori, scrittore e traduttore specializzato in letteratura russa, ha girato tutta l'Italia, e ha curato una serie di volumi dedicati ai 'matti' di ogni città. "Una volta ero a Genova - scrive nell'introduzione, nel suo inconfondibile stile colloquiale - per fare un seminario di letteratura e a me Genova, non so percgé, la gente, mi sembrano tutti un po' squinternati e ai ragazzi che facevano il seminario, quando ho letto dei pezzi dal 'Repertorio dei pazzi della città di Palermo', di Roberto Alajmo, ho chiesto. ai ragazzi che facevano il seminario 'Ma perché non fate il repertorio dei pazzi della città di Genova?'. Il giorno dopo son tornato a Bologna, e a guardarmi intorno, a Bologna, ho pensato che anche a Bologna, c'era pieno di squinternati, e mi son chiesto 'Ma perché non facciamo il repertorio dei matti della città di Bologna?'. Il giorno dopo son stato a Milano, da quelli di Marcos y Marcos, e intanto che mi guardavo intorno, in metropolitana, pensavo che anche a Milano, c'era pieno di squinternati, e che si sarebbe potuto fare anche il repertorio dei matti della città di Milano". Alla casa editrice, inutile dirlo, l'idea è piaciuta, e dunque sono nati una serie di volumi che raccontano in maniera umoristica i 'matti' di ogni città. Il libro su Genova è stato scritto da quattordici autori genovesi che - con il cordinamento di Nori - si sono incontrati nella sede di Officina Letteraria di via Cairoli, a inizio 2017.

Ne è nato un libro di circa 130 pagine ripiene di aneddoti e ironia: per ogni 'matto', un paragrafo diverso. 

E allora c'era l'artista di strada che aveva costruito un modellio del Titanic con 350 lattine di birra, una ragazza che prima di andare ai Caraibi in barca a vela aveva fatto testamento, il "vecchio professore" cantato da De André in "Città vecchia", ma anche altri aneddoti più succosi (e qualche frecciata). Come quello di "uno che era tesoriere regionale della Lega Nord in Liguria. Dopo che l'avevano espulso dalla Lega per aver trasferito soldi e diamanti offshore nelle banche in Tanzania, e per brogli nei rimborsi elettorali aveva deciso di riprendere in mano un'attività di famiglia e di stare alla cassa". O anche un giornalista "che aveva un blog dove scriveva ogni lunedì la recensione delle omelie della domenica". E poi quell'aneddoto famoso del cantautore genoano che, a un concerto, aveva visto una bandiera della Samp e aveva detto "Togliete quello straccio". E poi il presidente del Genoa che, interrogato su una trattativa per l'acquisto di un giocatore, aveva risposto "Qui si va alle candele greche", il miliardario che voleva restituire alla pasticceria gli avanzi facendosi dare indietro i soldi, il candidato che al colloquio di lavoro afferma di essere di Sampierdarena ma di aver lavorato "anche fino a Pegli" e tanto altro. 

Sta al lettore ricostruire le vicende con nomi e cognomi, ma d'altronde, come dice Alajmo nell'introduzione del suo "Repertorio dei pazzi d'Italia", "forse ogni città dovrebbe possedere un repertorio dei pazzi, così come di ogni città esistono le guide dei ristoranti e degli alberghi".

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