Costume e società

La michetta di Dolceacqua e la sua triste leggenda

Alla base, la storia di una giovane che si lasciò morire per non cedere allo "jus primae noctis" e la ribellione dell'intero paese

Tra i prodotti tipici della Liguria, si può trovare la michetta di Dolceacqua, il caratteristico dolce del paese ponentino protetto dalla Denominazione Comunale di Origine. 

Ma, sebbene mangiare le michette metta allegria, con il loro impasto a base di uova, zucchero, burro e olio, le loro origini derivano da una leggenda piuttosto tetra. Secondo quanto raccontato dal portale istituzionale Visit Dolceacqua, nel 1300 circa il paese era governato dal crudele Marchese Imperiale Doria, che reintrodusse l'uso dello "jus primae noctis", secondo il quale le novelle spose dovevano trascorrere la prima notte di nozze con il nobiluomo, anziché con i loro legittimi mariti. Tra le sfortunate donne sottoposte a questa misura c'era anche la bellissima Lucrezia, che decise di sposarsi con il suo fidanzato di nascosto per sfuggire all'editto. 

Ma, durante i festeggiamenti, le guardie del marchese - che si era perdutamente invaghito della ragazza - irruppero nella casa degli sposi, e rapirono Lucrezia per portarla nel castello del nobile.

La giovane però non voleva saperne di giacere con il marchese, cercò addirittura di buttarsi già dalla torre del suo castello, e di fronte a questo rifiuto netto il nobile, infuriato, la fece rinchiudere nelle segrete. «Dopo qualche giorno al freddo, al buio e con i morsi della fame - pensava il marchese - sicuramente quando uscirà mi dirà di sì». E invece Lucrezia, sempre secondo la leggenda, si lasciò morire di fame e di sete.

Di fronte a questa crudeltà, l'intero paese si ribellò: il giovane innamorato di Lucrezia si nascose in un carro di fieno, venne così introdotto nel castello, e minacciò il marchese di ucciderlo se non avesse abolito lo "jus primae noctis". Cosa che, a quanto riporta la leggenda, il marchese fece immediatamente per salvarsi la pelle.

I festeggiamenti furono grandi, per l'abolizione di quell'orrore, e le donne del paese per celebrare quel giorno - il 16 agosto - inventarono un dolce speciale, apposta per l'occasione: la michetta, la cui forma richiama, più o meno esplicitamente, il sesso femminile. Tanto che, una volta cotte le michette, le donne le distribuirono urlando allegramente: «Omi, au, a michetta a damu a chi vuremu nui (uomini, adesso la michetta la diamo a chi vogliamo noi)». Fu un giorno felice, di liberazione, ma non ci si dimenticò mai il sacrificio della povera Lucrezia, il cui fantasma, si dice, continua ad aggirarsi nel castello.

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