Lunedì, 27 Settembre 2021
Costume e società

Genova e la leggenda della "Cagna Corsa" di piazza Banchi

La triste sorte della donna è legata alla pietra che ancora oggi si trova in piazza Banchi

Si dice che un tempo, nel XVII secolo, nel centro storico di Genova - tra i tanti mendicanti che presumibilmente giravano all'epoca - ce ne fosse una particolarmente famosa di nome Caterina, conosciuta come "Cagna Corsa". Non si sa chi si inventò quel soprannome offensivo, o perché (si sa solo che "Corsa" probabilmente indicava l'origine, la Corsica), ma la donna era chiamata così da tutti.

Come fanno alcuni mendicanti ancora oggi, quando qualcuno le negava l'elemosina, la "Cagna Corsa" non reagiva bene, e lanciava impropreri e maledizioni. Ma nel XVII secolo il fatto che una donna lanciasse maledizioni poteva essere male interpretato: iniziò a circolare voce che quelle di Caterina si avveravano, e che colpivano specialmente i bambini, che morivano.

Dunque Caterina venne imprigionata e accusata di stregoneria, e dopo un processo sommario venne bruciata al rogo in piazza Banchi, nel 1630. E si dice che lei, ardendo viva, lanciò un'ultima terribile maledizione: per non farsi dimenticare, predisse che la pietra su cui bruciava sarebbe rimasta rovinata per sempre, calda e annerita E infatti, in piazza Banchi, per chi avesse voglia di cercarla, c'è una pietra ancora scura - come annerita dal rogo - e, secondo il mito, ancora calda, a ricordare la triste sorte della sfortunata "Cagna Corsa".

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