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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Costume e società

Genova in poesia: le parole di Guido Gozzano in “Lettere d’amore”

La spiaggia di San Giuliano e il quartiere di Albaro hanno accolto il giovane autore in momenti difficili della sua vita, vediamo come li descrive

Guido Gozzano era un poeta crepuscolare, che ha lasciato questo mondo troppo presto, all’età di 32 anni. Ha iniziato a scrivere imitando la poesia dannunziana e cercando di raggiungere l’estetica del dandy, ma ha presto abbandonato questa visione delle cose per passare, dopo la lettura delle liriche di Giovanni Pascoli, ha una visione più intimista. I temi più presenti nelle sue poesie sono ad esempio le “buone cose di pessimo gusto”, la caducità del tempo, il sentimento della morte e della tristezza che lo ha afflitto fin da giovane.

La sua storia si intreccia con il territorio ligure a partire al 1907 quando, dopo aver scoperto una grave lesione polmonare, decide di intraprendere una serie di viaggi, nella speranza che possano aiutarlo a guarire. Nell’aprile del 1907 soggiorna per qualche giorno alla Ruta di Camogli, per poi stabilirsi nell’Albergo di San Giuliano, o La Marinetta a San Francesco d’Albaro (quel quartiere residenziale che noi oggi conosciamo semplicemente come Albaro). Qui scrive il componimento Alle soglie che, datato 30 maggio 1907 e successivamente modificato, farà parte della futura raccolta I colloqui. Scrive inoltre Nell'Abazia di S. Giuliano e Le golose, pubblicato il 28 luglio con il titolo Le Signore che mangiano le paste nella Gazzetta del Popolo della Domenica.

A Genova Gozzano frequenta i giovani poeti dell’epoca e pubblica, per la rivista La Rassegna Latina, due recensioni dedicate una a Mario Vugliano e l’altra ad Amalia Guglielminetti. È con Amalia, sua compagna per circa due anni, che scambierà lettere per tutta la vita, la maggior parte delle quali andranno a confluire in Lettere d’amore (1951).

Lo scambio epistolare con Amalia Guglielmetti contiene numerosi riferimenti a Genova e alla Liguria, nei quali Gozzano non nasconde i suoi sentimenti contrastanti nei confronti di questa città per lui nuova. Riportiamo qui una lettera del dicembre 1907, scritta dall’autore proprio sulla spiaggia di San Giuliano d’Albaro.

                                                                                                                                S. Giuliano d’Albaro - Genova, Mercoledi? (11 dicembre 1907) 

“Molto lontano! Vi scrivo sulla spiaggia, seduto sulla gettata dove d’estate s’allineano le cabine. Vi scrivo col foglio disteso sulla cartella da lavoro e la cartella sulle ginocchia... Come sto bene! Sono felice! Non desidero niente, non desidero Voi, non desidero mia Madre, non desidero amici... Mi lascio vivere... E? cosi? dolce! Ho la vostra effige pensosa (grazie!) racchiusa fra le pagine del libro che sto leggendo: «la sensitiva» di P. B. Shelley. Rileggo tutte le cose del giovine grande; e nessun posto e? piu? degno, per tale lettura, di questa spiaggia dirupata e dantesca, con dinnanzi il mare, lo stesso mare dove il cor dei cuori cesso? di battere... Che mare spaventoso! Tale doveva essere in quel giorno memorabile. Vedo le onde venire di lontano, dall’ultimo orizzonte, avvicinarsi, avvicinarsi sempre piu?, ripiegarsi, incornaorsi di spuma, rompersi ribollendo... Ogni dieci, giunge un’onda piu? audace delle altre e devo ritirarmi e salvare dal risucchio il mio libro e le mie carte. E c’e? un buon odore di salmastro di alga, di sodio che respiro a pieno torace... 
Voglio guarire!
La vita è ancora bella, per chi ha la scaltrezza di non prendervi parte, di salvarsi in tempo. Per questo io benedico il mio male che mi impone questo esiglio della persona e dell’anima.
Ricevo la mia solitudine, due volte al giorno, la posta e scendo a leggerla sulla spiaggia: mi distendo e distendo il fascio delle lettere delle cartoline dei giornali sulla ghiaia: ed è per me, uno strano senso il leggere sotto questo cielo aperto, dinnanzi a questo mare senza confini, le parole scritte o stampate dagli uomini… Sono felice! Genova è vicina molto: ho quasi ogni giorno visite. Qualche volta, anche, mi lascio sedurre: indosso un abito decente, metto un solino candido, e vado in città. Ma ritorno alla sera, senza rimpianti, al mio povero eremo peschereccio…
A giorni si apre il Teatro Massimo: Carlo Felice, con la stagione d’opera e allora sarò più assiduo. Ho sete di musica!

(Guido Gozzano, Lettere d’amore, 1951)

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